I risultati dei primi esami del semestre filtro per l’ingresso alla facoltà di Medicina sono impietosi, anche a Verona. I numeri sono allarmanti e sollevano interrogativi sul nuovo sistema introdotto quest’anno. Solo il 12,9% di chi ha sostenuto l’esame di Fisica è riuscito a raggiungere la sufficienza, mentre in Biologia il dato dei promossi è del 35,8% e in Chimica del 30%. Questi risultati, che riguardano 980 candidati a Verona, sono solo un esempio di quanto accaduto in tutta Italia, dove oltre 53.000 studenti hanno affrontato il nuovo percorso selettivo.
Il rischio di posti non coperti
Il nuovo modello prevede che gli studenti superino tutti e tre gli esami per entrare nella graduatoria nazionale che apre la caccia ai 22.000 posti disponibili nelle università italiane, di cui 360 a Verona. Con risultati così bassi, c’è il rischio che gli idonei siano meno dei posti disponibili. Entro oggi, i candidati devono decidere se ripetere le prove, con il prossimo appello fissato per il 10 dicembre. La domanda sorge spontanea: cosa accadrà se il numero di idonei non copre i posti?
Un dibattito sull’efficacia del modello
Il dibattito sull’efficacia del “semestre filtro” è già acceso. Questo sistema ha sostituito il test d’ammissione tradizionale, ma non ha abolito il numero chiuso. Ora gli studenti devono affrontare un percorso formativo obbligatorio al termine del quale devono superare i tre esami per poter accedere al corso di laurea vero e proprio. Ma i risultati sollevano domande legittime su cosa non abbia funzionato. È difficile credere che migliaia di studenti siano del tutto impreparati, e sarebbe ingiusto attribuire la colpa al corpo docente, soprattutto considerando che i programmi del semestre sono stati definiti dal Ministero dell’università e della ricerca.
Il problema: programmi troppo vasti per il tempo disponibile
Secondo molti studenti, il problema principale risiede nell’impianto stesso del semestre filtro. Leonardo Vitacchio, che ha frequentato il percorso a Verona, ha dichiarato: «I programmi, specialmente quello di fisica, erano troppo vasti rispetto al tempo che abbiamo avuto per studiare. Questo ha creato un disallineamento evidente tra ciò che è stato insegnato e ciò che poi è stato richiesto in sede d’esame». Vitacchio ha aggiunto che il test d’ammissione tradizionale risultava più equilibrato, in quanto non dava l’illusione che due mesi di lezioni potessero fare una differenza sostanziale. I corsi sembravano essere pensati per chi aveva già una base solida di preparazione, lasciando indietro chi non era ben preparato.
Un modello che ha messo in difficoltà anche i più motivati
Questa difficoltà ha colpito non solo gli studenti con minori preparazioni, ma anche quelli più motivati. La mancanza di tempo per assimilare i contenuti e la vastità dei programmi hanno messo in crisi anche gli aspiranti medici più determinati, creando una situazione in cui il nuovo sistema di selezione potrebbe non garantire la copertura dei posti disponibili.
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