Un viaggio che si è trasformato in salvezza per poche ore di differenza. I 25 alpinisti veronesi rientrati in Italia dopo l’ascesa al Kala Pattar (5.550 metri), nel cuore dell’Himalaya, hanno evitato di misura le violente bufere di neve e valanghe che, a distanza di appena un giorno, hanno travolto la regione nepalese provocando nove morti, tra cui cinque italiani.
Partiti il 15 ottobre, i membri della spedizione avevano completato il trekking e raggiunto la vetta del Kala Pattar con condizioni meteo già in rapido peggioramento. Il vento forte e i primi segnali di instabilità hanno spinto il gruppo a decidere una discesa rapida verso Lukla, con l’intenzione di prendere il volo per Kathmandu. Una scelta tempestiva che ha permesso loro di anticipare il maltempo di poche ore.
Ma a Lukla, una delle piste di atterraggio più pericolose al mondo, la situazione meteorologica ha presto impedito l’operatività degli aerei. A quel punto, la soluzione è arrivata da Focus Himalaya Travel, agenzia milanese specializzata in spedizioni: il rientro in capitale è stato effettuato con elicotteri, evitando così il blocco causato dalle numerose comitive rimaste in quota.
“Bravissimi tutti”, ha commentato don Michele De Santi, parroco di Bure e alpinista, che ha partecipato anche come assistente spirituale. “La vetta l’abbiamo conquistata in condizioni difficili, ma ognuno aveva un motivo profondo per essere lì”, ha raccontato, riferendosi a un’esperienza che è andata ben oltre la semplice impresa fisica.
Un momento toccante è stato il passaggio al Thukla Pass, a 4.830 metri, dove sorge il Memoriale degli alpinisti caduti sull’Everest. Su quella spianata battuta dal vento, tra i chorten e le bandiere di preghiera tibetane, i veronesi hanno reso omaggio a tre giovani prematuramente scomparsi: Tommaso Quaratino, esperto di spedizioni, Silvia Poggiani e Leonardo “Leo” Lorini, vittima di un incidente stradale nel 2023.
“Ognuno ha vissuto quel momento secondo la propria sensibilità”, ha spiegato ancora don Michele, sottolineando come quei minuti al Memoriale siano stati tra i più intensi di tutta la spedizione.
Intanto, l’Himalaya torna a far notizia per l’ennesima tragedia. A sottolinearlo è Daniele Tonani, titolare dell’agenzia Focus: “Dopo il Covid le richieste di salire l’Everest sono esplose, ma si è diffusa l’idea pericolosa che basti pagare per conquistare una cima”. Un fraintendimento, dice Tonani, “che mina la sicurezza e banalizza l’alta quota, con operatori locali spesso improvvisati”.
Anche il Kala Pattar, che non raggiunge i 6.000 metri ma offre una delle migliori vedute dell’Everest, non è un traguardo da sottovalutare. Tra difficoltà logistiche, ossigeno rarefatto e improvvisi cambiamenti climatici, l’esperienza maturata dai capi spedizione e una buona dose di intuito e fortuna hanno fatto la differenza.
“Anche quella abbiamo avuta”, ammette con un sorriso Beppe Pighi, coordinatore del gruppo, riferendosi alla decisione di affrettare la discesa. Una scelta che si è rivelata decisiva. “Quando la montagna manda segnali, bisogna saperli ascoltare”, conclude.
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