Operazione Foresta Rossa: scoperto sistema di trasferimenti illeciti verso la Cina

Un'organizzazione guidata da cittadini cinesi raccoglieva denaro senza autorizzazione per inviarlo in patria. Quasi 16,5 milioni di euro movimentati in meno di tre anni

Guardia di finanza

Un articolato sistema illegale di trasferimento di denaro verso la Cina è stato smantellato dalla guardia di finanza di Soave, al termine di una complessa indagine denominata Foresta Rossa. L’operazione ha portato alla luce una rete strutturata e stabile, riconducibile a due cittadini cinesi, tra cui uno individuato come figura di riferimento con il soprannome “Il Capo”.

I finanzieri del comando provinciale di Verona hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un totale di 250mila euro, somma ritenuta il profitto delle attività illecite, secondo quanto stabilito dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona. I reati contestati comprendono l’esercizio abusivo dell’attività bancaria e finanziaria, con l’aggravante della transnazionalità, data la destinazione internazionale delle somme raccolte.

Le indagini sono durate oltre due anni e mezzo e sono state condotte attraverso intercettazioni ambientali e telematiche, pedinamenti e analisi approfondite dei movimenti bancari. Il lavoro investigativo ha permesso di ricostruire un vero e proprio circuito parallelo di raccolta e trasferimento di denaro, finalizzato a inviare somme in Cina aggirando il sistema bancario legale e le normative antiriciclaggio.

Al centro del sistema vi era l’utilizzo del cosiddetto metodo “Fei Chen”, un meccanismo fiduciario di bonifici non tracciabili, particolarmente diffuso in alcune comunità asiatiche. Attraverso questo canale informale, i risparmi raccolti tra i connazionali venivano inviati all’estero, senza autorizzazioni e in totale violazione delle norme vigenti. In cambio, veniva trattenuta una commissione pari all’1,5% degli importi movimentati.

L’importo complessivo dei trasferimenti è stato stimato in circa 16,5 milioni di euro, movimentati in un arco temporale relativamente breve. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la rete era ben strutturata e operava con una logica tipicamente bancaria, seppure al di fuori di ogni controllo istituzionale.

Tra gli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta, anche il coinvolgimento di un minorenne, incaricato del trasporto fisico di denaro in contanti tra i soggetti implicati. Lo studente veniva utilizzato per trasportare zaini pieni di banconote, sfruttando la sua giovane età per non insospettire le forze dell’ordine.

A supporto dell’attività criminale sarebbero state impiegate false fatturazioni, necessarie per conferire una parvenza di legittimità ai movimenti di denaro e eludere i controlli antiriciclaggio. Questo stratagemma avrebbe consentito all’organizzazione di operare indisturbata per lungo tempo, camuffando le operazioni come transazioni regolari.

L’indagine ha messo in luce l’esistenza di una rete clandestina ben inserita nel tessuto economico locale, capace di offrire servizi illeciti a connazionali disposti a pagare pur di trasferire denaro all’estero in modo rapido e anonimo. L’attività investigativa prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e individuare tutti i soggetti coinvolti.

Redazione

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