Aggressioni a tifosi e Festa in rosso: patteggiano quattro militanti della destra radicale

Condanne fino a un anno e dieci mesi per le spedizioni punitive a Verona. Tutte le vittime sono state risarcite

Tribunale di Verona

Si è chiuso con il patteggiamento il procedimento giudiziario a carico di quattro giovani veronesi, ritenuti responsabili di tre spedizioni punitive tra il 2022 e il 2023, organizzate ai danni di ragazzi di seconda generazione, tifosi marocchini e partecipanti alla Festa in rosso di Quinzano. I quattro, tutti militanti della destra radicale e di età compresa tra i 24 e i 29 anni, hanno ottenuto pene ridotte grazie al risarcimento integrale delle vittime, come previsto dalla normativa sul patteggiamento.

Le condanne, stabilite dal giudice per l’udienza preliminare Marzio Bruno Guidorizzi, variano da un anno a un anno e dieci mesi di reclusione, ma nessuno degli imputati sconterà effettivamente la pena, grazie alla concessione della sospensione condizionale. Questo significa che, in assenza di ulteriori reati nei prossimi cinque anni, la pena non sarà eseguita e i reati si estingueranno.

Gli episodi contestati avevano suscitato forte allarme sociale. I primi fatti risalgono al 2022, con un’aggressione in via Mazzini ai danni di alcuni ragazzi stranieri. Il secondo episodio si era verificato durante i festeggiamenti per la vittoria del Marocco contro la Spagna ai Mondiali di calcio, quando un gruppo di tifosi era stato attaccato in corso Porta Nuova con bastoni, cinture e oggetti contundenti. Infine, un terzo intervento violento aveva preso di mira alcuni partecipanti alla Festa in rosso a Quinzano, manifestazione associata alla sinistra politica.

Le accuse mosse agli imputati erano di violenza privata, lesioni e danneggiamento, con l’aggravante del concorso di persone e, in alcuni casi, anche l’aggravante della discriminazione razziale. Tutte le vittime sono state indennizzate economicamente, condizione essenziale per poter accedere al patteggiamento con riduzione di pena, in accordo con il pubblico ministero Silvia Facciotti, titolare dell’indagine.

Il caso si inserisce in un’indagine più ampia sulla destra radicale veronese. Solo due settimane fa altri 24 militanti, quasi tutti legati a Casapound, hanno ottenuto la messa alla prova: un istituto giuridico che consente la sospensione del procedimento penale per reati considerati di minore allarme sociale, in cambio di attività socialmente utili. Un altro imputato, che ha scelto il rito abbreviato, affronterà l’udienza a settembre.

La procura veronese ha posto particolare attenzione a questi episodi, in quanto sintomatici di un preoccupante attivismo violento in contesti politici e sociali, in alcuni casi motivato anche da finalità discriminatorie. Le autorità continuano a monitorare da vicino i movimenti riconducibili all’estrema destra, per contrastare tempestivamente derive violente e ideologiche.

Redazione

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