Cyberbullismo, un adolescente su tre a Verona ne è vittima: “Sui social l’umiliazione diventa virale”

Il bullismo corre in rete: tra i giovani veronesi aumentano le aggressioni invisibili ma costanti

Cyberbullismo

VERONA – Il bullismo tra adolescenti assume forme sempre più invisibili, ma devastanti, soprattutto nella sua variante digitale. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il 34% dei ragazzi veneti tra gli 11 e i 19 anni ha subìto episodi di cyberbullismo almeno una volta, mentre l’8% dichiara di esserne vittima con frequenza mensile. A Verona, la percezione del fenomeno è alta: il 31% degli adolescenti lo considera un’emergenza sociale prioritaria, una percentuale superiore alla media regionale.

Il fenomeno del cyberbullismo colpisce sia maschi che femmine, con modalità differenti: i ragazzi sono più esposti a insulti e offese dirette, mentre le ragazze sperimentano spesso forme più sottili di esclusione sociale o diffamazione. La componente etnica gioca un ulteriore ruolo: gli adolescenti di origine rumena e ucraina risultano più frequentemente colpiti, segno di una vulnerabilità aggiuntiva per chi si trova in una condizione di marginalità o integrazione complessa.

Secondo l’esperto Giovanni Fasoli, psicologo e autore di Digital hope, il cyberbullismo è la “forma contemporanea di un comportamento arcaico”, con caratteristiche che lo rendono più pervasivo e distruttivo rispetto al bullismo tradizionale. “Se un tempo l’aggressione si limitava a un cortile e a poche decine di testimoni, oggi può raggiungere migliaia di persone in pochi secondi, con effetti amplificati”, spiega Fasoli. “La rete consente al bullo di colpire in ogni momento della giornata, senza controllo e spesso con identità celata. La vittima, invece, è esposta 24 ore su 24”.

I dati nazionali confermano la diffusione del fenomeno: il 68,5% dei ragazzi tra 11 e 19 anni ha dichiarato di aver vissuto almeno un episodio aggressivo, online o offline, nell’ultimo anno. Più del 20% ha subìto atti di bullismo con frequenza elevata, mentre uno su tre è stato preso di mira proprio attraverso i social. Secondo Fasoli, il nodo cruciale sta nel mancato intervento tempestivo durante la crescita, quando l’energia emotiva del bullo può ancora essere incanalata in modo costruttivo. “Dopo i 15 anni è più difficile intervenire, servono relazioni educative forti fin dalla prima infanzia, sia in famiglia che a scuola”.

Le conseguenze per chi subisce sono profonde e prolungate: ansia, depressione, disturbi del sonno, difficoltà relazionali e crollo dell’autostima sono solo alcuni degli effetti osservati. Fasoli sottolinea anche il rischio di interiorizzazione della violenza, per cui “la vittima scarica l’energia negativa ricevuta su se stessa”.

Per contrastare il fenomeno, oltre all’intervento precoce, è fondamentale offrire alle vittime strumenti concreti per affermare la propria identità. “Il primo passo è rompere il silenzio”, conclude l’esperto. “Solo comunicando l’accaduto e ricevendo un supporto adeguato, il ragazzo può iniziare a ricostruirsi e a disarmare simbolicamente l’aggressore”.

Redazione

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