Una manifestazione insolita ha animato le acque dell’Adige nella mattinata di domenica 29 giugno, quando alcuni attivisti del movimento Centopercentoanimalisti hanno realizzato un blitz a bordo di un gommone per richiamare l’attenzione sulla situazione del lupo in Italia. L’azione si è svolta lungo il tratto del fiume che costeggia le mura di Verona, attirando lo sguardo di residenti e turisti.
Il motivo della protesta è legato al recente declassamento del lupo, che secondo gli animalisti non gode più della protezione garantita in passato, aprendo di fatto la strada a interventi che metterebbero a rischio la sopravvivenza della specie. “Il lupo rischia lo sterminio, è una creatura straordinaria che non merita questo destino”, hanno affermato i manifestanti, criticando duramente le pratiche venatorie diffuse in alcune aree del Paese.
Durante l’iniziativa, i militanti hanno esposto un cartello con scritte in inglese e acceso fumogeni colorati, creando un colpo d’occhio suggestivo e provocatorio. L’azione simbolica è servita a lanciare un messaggio preciso: fermare ogni forma di caccia al lupo e restituire piena tutela all’animale, oggi considerato da molte associazioni ambientaliste un baluardo della biodiversità.
Secondo gli attivisti, la recente normativa rischia di favorire “una pratica sanguinaria ancora profondamente radicata nel territorio”, ovvero l’abbattimento sistematico dei lupi, visti da alcune realtà rurali come una minaccia per gli allevamenti. Ma il movimento animalista respinge con forza questa narrazione, sostenendo invece la necessità di convivere in modo sostenibile con la fauna selvatica.
La protesta sull’Adige, pur pacifica e breve, ha riacceso il dibattito sulla gestione della fauna selvatica e sull’equilibrio tra tutela ambientale e interessi economici locali. Il movimento Centopercentoanimalisti ha già annunciato ulteriori azioni di sensibilizzazione nelle prossime settimane, anche in altre regioni italiane dove il tema è particolarmente sentito.
Il caso del lupo, in particolare nel Nord Italia, è da tempo al centro di confronti tra ambientalisti, enti locali e allevatori, con posizioni spesso divergenti. L’intervento del governo e l’eventuale revisione delle norme di protezione restano elementi chiave per il futuro della specie.
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