Il quinto quesito referendario ha segnato una profonda spaccatura tra le aree della provincia di Verona, con la Valpolicella in netto favore del Sì e la Bassa veronese a rappresentare la roccaforte del No. Nonostante il referendum non abbia raggiunto il quorum – l’affluenza provinciale si è fermata al 24%, la più bassa del Veneto – il voto ha offerto spunti interessanti sulle dinamiche locali.
Il referendum chiedeva di dimezzare i tempi per fare richiesta della cittadinanza italiana da parte di stranieri regolarmente residenti, passando dagli attuali 10 a 5 anni. Non si trattava di una concessione automatica, ma solo di una semplificazione dell’iter per chi desidera intraprendere volontariamente il percorso.
Nella Valpolicella, l’adesione al Sì ha raggiunto percentuali record. Fumane ha toccato il 69,16%, seguita da Marano e Negrar sopra il 68%, mentre San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio si sono attestati intorno al 64%. Anche Mezzane di Sotto, nell’Est veronese, ha registrato un 68,82%. In queste zone, l’affluenza si è mantenuta più alta rispetto alla media provinciale, avvicinandosi a quella nazionale (30%).
Scenario opposto nella Bassa veronese, dove il No ha prevalso in ben 13 Comuni su 98. Roveredo di Guà ha segnato il picco negativo con il 54,96% di contrari, nonostante meno di 250 elettori si siano recati alle urne. Tra gli altri centri a maggioranza No figurano Bevilacqua, Bonavigo, Castagnaro, Concamarise, Gazzo, Isola Rizza, Salizzole e San Pietro di Morubio.
Un dato significativo riguarda i Comuni con maggiore presenza di stranieri: dove l’immigrazione è più radicata, il Sì ha ottenuto più consensi. A Nogarole Rocca – 24% di residenti stranieri – il voto favorevole ha prevalso. Lo stesso si è verificato a San Bonifacio (18,9%), Nogara e Garda (17,5%), località dove, nonostante alcuni attriti sul fronte della sicurezza urbana, la cittadinanza straniera rappresenta una componente fondamentale della realtà socio-economica locale.
I sindaci si sono espressi evidenziando motivazioni legate al lavoro, alla percezione della sicurezza e al grado di integrazione. Daniele Zivelonghi, sindaco di Fumane, ha sottolineato l’urgenza di regolarizzare la manodopera straniera in settori strategici come l’agricoltura e l’artigianato. «Abbiamo buoni esempi di integrazione – ha dichiarato – come il progetto Sprar che da vent’anni funziona bene».
Dall’altra parte, Antonio Pastorello, sindaco di Roveredo di Guà, ha spiegato la scelta del No con una certa diffidenza maturata nei confronti dell’immigrazione, riferendosi a “comportamenti poco corretti di giovani immigrati” e video che mostrerebbero una mancata integrazione. Pastorello ha inoltre criticato il sistema referendario, sostenendo che servirebbe una soglia più alta di firme per promuovere i quesiti e auspicando un modello più strutturato come lo “ius scholae” proposto da Tajani.
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