L’arte del gelato italiano come strumento di riscatto personale e reinserimento sociale. È questa la scommessa del progetto nazionale “Si sostiene in carcere”, promosso da Soroptimist International in collaborazione con Fabbri 1905, che da anni punta sulla formazione professionale delle donne detenute nelle carceri italiane.
Alla Casa circondariale di Montorio (Verona), tredici donne hanno conseguito il diploma di gelataie, dopo aver frequentato un corso intensivo di gelateria artigianale tenuto dalla maestra gelatiera Rosa Pinasco, esperta della scuola Fabbri Master Class. La formazione ha un obiettivo concreto: offrire competenze reali e spendibili nel mondo del lavoro, anche una volta terminata la pena.
Una collaborazione strutturata e in crescita
Dal 2017, anno in cui è stato firmato il protocollo con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, sono state formate oltre mille donne detenute in diverse professionalità. Il percorso gelatiero, in particolare, ha coinvolto più di cento donne in tutta Italia, grazie al contributo formativo e logistico di 15 club Soroptimist e alla donazione di gelatiere professionali agli istituti penitenziari.
Il progetto, rinnovato lo scorso gennaio, punta ora a estendersi in otto carceri italiane, tra cui Montorio, con 80 nuove beneficiarie previste. Le prossime tappe toccheranno Pisa, Torino, Firenze e Forlì, dopo le sessioni già svolte a Brescia, Vercelli, Modena e Verona.
Riscatto e speranza attraverso un mestiere
“l gelato può diventare una chiave per cambiare vita”, spiega Paola Pizzaferri, referente nazionale del progetto. L’opportunità di lavorare in cucina o preparare gelati per eventi, incontri con le famiglie e i figli, offre anche un’occasione di socializzazione e autostima durante la detenzione.
Roberta Girelli, presidente di Soroptimist Verona, sottolinea l’importanza del progetto: “Formazione e strumenti concreti possono trasformare un sogno in realtà”. Il corso non solo ha entusiasmato le partecipanti, ma ha anche acceso nuove progettualità all’interno dell’istituto scaligero.
Anche Maria Grazia Bregoli, direttrice reggente della Casa circondariale di Montorio, conferma: “Stiamo valutando l’ampliamento delle attività interne grazie alle nuove competenze acquisite”. Il percorso, infatti, mira anche a superare lo stigma che accompagna chi ha vissuto l’esperienza del carcere, creando vere opportunità occupazionali in un settore dinamico come quello della gelateria artigianale.
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