Verona, tentata truffa da 49mila euro: finta telefonata dalla banca smascherata

Spoofing, pressioni psicologiche e un falso ispettore: una donna sventa la truffa grazie al sangue freddo e denuncia i malviventi

Polizia postale

Una truffa telefonica architettata con precisione e verosimiglianza, ma sventata per un soffio. È quanto accaduto a Giulia (nome di fantasia), una donna di 50 anni residente nel Veronese, che ha evitato di trasferire 49mila euro grazie al proprio intuito e alla prontezza di spirito. Il tentativo di frode, estremamente sofisticato, ha sfruttato tecniche di spoofing, conoscenza dettagliata dei dati bancari della vittima e la simulazione di un’indagine giudiziaria.

La telefonata sospetta dopo la visita in filiale

Tutto inizia in un venerdì mattina. Dopo un tentativo andato a vuoto nei giorni precedenti, Giulia si reca presso la propria filiale bancaria per aprire un nuovo conto. A causa dell’affollamento, decide di tornare più tardi. Ma pochi minuti dopo riceve una chiamata dal numero ufficiale della banca, o così almeno appare sul display. Dall’altro capo del telefono c’è un sedicente “Marco”, che conosce nome, cognome, numero di conto, saldo e persino l’ultima operazione effettuata.

Il finto allarme e la seconda chiamata dalla “questura”

Il truffatore sostiene che sia in corso un’indagine interna per frodi bancarie e che dalla filiale sarebbe partito un bonifico sospetto da 49mila euro. Poco dopo, un’altra telefonata: questa volta il numero in entrata è quello della questura, sempre tramite spoofing. Un “ispettore” conferma l’indagine e invita Giulia a recarsi in sede per una denuncia. In realtà, è tutta una messinscena orchestrata per ottenere l’invio dei 49mila euro a un IBAN trappola, presentato come un “conto specchio” per mettere al sicuro i fondi.

La pressione psicologica e il tentativo di manipolazione

La vittima viene pressata a non interrompere la telefonata e a ignorare eventuali indicazioni contrarie da parte della banca reale. Ogni dubbio espresso riceve risposte pronte, studiate per creare confusione e senso di urgenza. A un certo punto, Giulia finge di aver eseguito il bonifico, ma si rivolge subito al direttore della filiale e a un amico carabiniere, che confermano la truffa in corso.

La denuncia e la risposta della banca

Scatta così la denuncia ufficiale presso la questura. La banca, una volta informata, decide di intervenire con una campagna informativa antitruffa, affiggendo cartelli alle filiali e agli sportelli per allertare i clienti su possibili raggiri telefonici.

“Mi sento violata. Hanno imitato le istituzioni in cui crediamo e manipolato le mie informazioni personali”, racconta la donna, ancora scossa ma consapevole di aver evitato un grave danno economico.

Redazione

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