Il Veneto si prepara a una nuova gestione del lupo, in attesa che diventi effettivo il declassamento da “specie strettamente protetta” a “protetta”, come proposto e approvato dal Parlamento Europeo. Una modifica normativa destinata ad avere effetti concreti sul territorio, dove cresce la pressione da parte delle comunità locali e degli allevatori per fronteggiare l’aumento delle interazioni tra lupi, persone e attività economiche.
Verso una gestione più flessibile
L’assessore regionale alla caccia Cristiano Corazzari ha confermato la volontà del Veneto di avviare una gestione territoriale del lupo, focalizzata in particolare sulle aree dove la presenza degli esemplari crea maggiori criticità: Lessinia, Altopiano di Asiago, Bellunese e Polesine.
Il Veneto, ha sottolineato, è stato tra i primi territori a richiedere maggiore autonomia nella gestione del lupo, pur continuando a garantire monitoraggio e indennizzi per i danni subiti dagli allevatori.
Critiche dal fronte ambientalista ed europeo
Contraria alla linea dei prelievi è l’eurodeputata veneta Cristina Guarda, che definisce il ricorso all’abbattimento selettivo come una scelta populista e antiscientifica. Secondo l’europarlamentare, le misure più efficaci sono quelle preventive, come recinzioni elettriche, sistemi dissuasivi e metodi di gestione avanzata del bestiame, capaci di ridurre gli attacchi senza ricorrere alla soppressione dei lupi.
Guarda ha inoltre lanciato un allarme: le Regioni che scelgono l’abbattimento potrebbero perdere l’accesso ai fondi europei per la prevenzione, oggi destinati a soluzioni non letali per la coabitazione tra fauna selvatica e attività umane. «L’abbattimento – afferma – non risolve i problemi strutturali e rischia di peggiorare la percezione sociale del lupo».
Un dibattito ancora aperto
Come il Veneto, anche il Friuli-Venezia Giulia si sta preparando a varare piani di abbattimento selettivo, segno di una tendenza crescente a voler gestire direttamente le popolazioni di lupi, soprattutto nei contesti rurali e montani. Il dibattito tra tutela ambientale e sicurezza degli allevatori resta acceso e polarizzato, mentre l’Europa si appresta a rivedere formalmente la posizione giuridica della specie.
Nel frattempo, il Veneto continua a monitorare la popolazione lupina e a fornire ristori economici ai pastori danneggiati, in attesa di strumenti legislativi più agili per intervenire in casi di necessità.
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