Il nuovo splendore del Giardino di Pojega: storia, restauro e visione futura

Presentato il progetto di valorizzazione del giardino settecentesco della Valpolicella: un’opera viva tra memoria, architettura e sostenibilità

Giardino di Pojega

Il Giardino di Pojega, autentico capolavoro del paesaggismo settecentesco, torna a risplendere grazie a un accurato intervento di restauro e valorizzazione finanziato con fondi PNRR, che lo restituisce in tutta la sua magnificenza al territorio della Valpolicella. Il progetto è stato illustrato in un evento inaugurale ricco di contenuti storici, tecnici e visioni contemporanee.

Il saluto delle istituzioni e il ruolo della famiglia Rizzardi

Dopo i saluti istituzionali dell’avvocato Claudio Carcereri de’ Prati, presidente dell’Accademia, e del Conte Agostino Rizzardi, erede del committente originale Antonio Rizzardi, l’architetto Daniela Cavallo (PG&W) ha aperto i lavori sottolineando come il giardino rappresenti l’opera più significativa dell’architetto veronese Luigi Trezza (1752–1823). I quattro disegni originali del 1784, conservati presso la Biblioteca Civica di Verona, testimoniano la visione architettonica in quattro “stanze” del verde: il Tempietto, il Belvedere, il Teatro verde e il laghetto.

Un’opera vivente da narrare

Cavallo ha spiegato come valorizzare un giardino storico significhi ascoltarlo, comprendendolo come un organismo in continua evoluzione. La narrazione del paesaggio, secondo l’architetto, passa dal riconoscimento della sua unicità alla capacità di costruirne reputazione e seduzione, in un equilibrio tra passato e futuro.

Il restauro: interventi strutturali e paesaggistici

L’ingegnere Filippo Giustiniani, dello studio Giustiniani & Partner, ha illustrato i lavori eseguiti, tra cui il restauro del Belvedere, un tempo eroso e oggi riportato all’antico splendore. Nonostante gli ostacoli burocratici legati al PNRR, Giustiniani ha espresso soddisfazione per il risultato e per essere tra i 120 progetti vincitori su oltre mille candidati.

Particolare attenzione è stata riservata al sistema idrico originale, alimentato da una fonte interna e canalizzato in pietra: un unicum in Italia, come sottolineato dall’architetto paesaggista Giuseppe Rallo.

Tra agricoltura e diletto: il giardino come racconto storico

Rallo ha guidato i presenti in un viaggio attraverso la storia e le trasformazioni del giardino, definendolo un luogo in cui utilità e piacere si incontrano. Documenti d’archivio e vecchie mappe confermano la coesistenza tra spazi agricoli e decorativi, oggi valorizzati attraverso l’inserimento di bordure fiorite, bosso, e piante rare nei giardini segreti. I 21.000 narcisi di tre varietà piantati lungo il viale di cipressi rappresentano il culmine della ricomposizione scenografica del paesaggio.

Il Tempietto: cuore simbolico e architettonico del giardino

Il punto più affascinante dell’intero complesso resta il Tempietto, nascosto nel boschetto, circondato da carpini potati per celarne la vista, come voleva Trezza. Quattro piccole “stanze verdi” lo incorniciano, creando una sequenza visiva tipicamente settecentesca che si svela lentamente al visitatore.

Un giardino per il futuro: sostenibilità e biodiversità

L’intervento ha restituito al Giardino di Pojega non solo il suo valore storico e paesaggistico, ma lo ha trasformato in un ecosistema modello, sensibile ai temi della sostenibilità ambientale e della biodiversità. Il giardino, ora luogo di incontro e dialogo intergenerazionale, rappresenta un modello contemporaneo di gestione del verde urbano e storico.

Redazione

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