A Verona quasi un residente su sei è straniero, ma la percezione spesso è lontana dai numeri reali. A dirlo sono i dati diffusi dal Servizio Statistica del Comune durante il Forum delle Cittadinanze, evento partecipativo organizzato il 6 aprile al Teatro Camploy con l’obiettivo di promuovere inclusione, ascolto e superamento dei pregiudizi.
Alla fine del 2024, i residenti totali erano 256.284, di cui 37.772 cittadini di origine non italiana, pari al 14,7% della popolazione. Se si considerano anche coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana, la cifra sale a 50.450 persone, corrispondente al 19,7% dei residenti.
Le donne rappresentano il 51,4% di questa componente, mentre gli uomini il 48,6%. L’età media degli stranieri è di 13 anni inferiore a quella degli italiani, indicando una popolazione giovane, dinamica e spesso alla ricerca di stabilità sul territorio.
Dalla Veronetta del 2003 ai quartieri della Verona di oggi
Vent’anni fa era Veronetta il quartiere d’ingresso per molti migranti. Oggi la distribuzione è più ampia e i numeri più significativi si registrano nelle zone di Golosine (2.971 residenti stranieri), Santa Lucia (2.830), Borgo Milano (2.016), Tombetta (1.900) e Stadio (1.851). Una progressiva espansione legata a processi di ricongiungimento familiare e radicamento sul territorio.
Un forum per conoscersi e convivere
L’evento è stato voluto dall’amministrazione comunale in collaborazione con Terra dei Popoli e la cooperativa Azalea, per dar voce alle numerose comunità con background migratorio. Oltre 300 persone hanno partecipato alla giornata, che ha unito momenti simbolici, come la cerimonia di scambio dei doni culturali, a interventi istituzionali e riflessioni sul futuro.
«Siamo malati di pregiudizi», ha dichiarato il sindaco Damiano Tommasi, «e come amministrazione abbiamo il dovere di promuovere la conoscenza delle persone e dei luoghi in cui viviamo».
L’assessore Jacopo Buffolo ha illustrato la volontà di rilanciare la Consulta degli Stranieri, coinvolgendo oltre 40 realtà associative in tavoli di lavoro stabili: «Solo una città più coesa e dialogante può offrire vera sicurezza sociale», ha spiegato.
Una città che cambia, un’identità che si allarga
A testimoniare l’importanza dell’iniziativa anche Veronica Atitsogbe, vicepresidente del Consiglio comunale, che ha dialogato con Rahel Sereke (Municipio 3 di Milano) e Michelle Rivera, diversity manager del Comune di Bologna. Tra i temi emersi: il ruolo dei diversity manager, le strategie di inclusione interistituzionale e la necessità di strutture permanenti di partecipazione, capaci di superare i limiti temporali delle singole amministrazioni.
Come ha evidenziato la consigliera Jessica Cugini, moderatrice del forum, «abbiamo bisogno anche di simboli per immaginare la città multiculturale». Un bisogno che ha trovato espressione nei doni offerti dalle comunità presenti: gomitoli di lana, danze, simboli religiosi, testimonianza concreta di un’umanità plurale che convive e arricchisce la città.
Un percorso che continua
Il Forum delle Cittadinanze è solo il punto di partenza di un percorso di lavoro partecipato, che vedrà il coinvolgimento diretto di istituzioni, tecnici, associazioni e cittadini per individuare e superare le barriere all’accesso ai servizi, alla rappresentanza e all’inclusione.
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