Si può ancora immaginare un mondo senza guerre? È questa la domanda cruciale che ha animato l’incontro con il professor Giuliano Pontara, ospite d’onore alla cerimonia inaugurale della Scuola di Pace e Nonviolenza di Verona, tenutasi il 7 febbraio nel Salone dei Vescovi dell’episcopio scaligero. Un interrogativo che risuona con forza in un’epoca segnata da numerosi conflitti internazionali e dalla crescente ombra di una possibile terza guerra mondiale, in cui armi nucleari e intelligenza artificiale potrebbero giocare un ruolo devastante.
Una scuola per la pace in un mondo in fiamme
L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco, tra cui don Renzo Beghini, presidente della Fondazione G. Toniolo, Massimo Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, e monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona e promotore dell’iniziativa. L’obiettivo? Gettare le basi per una nuova cultura della pace, fondata su dialogo, consapevolezza e azioni concrete.
Secondo Pontara, il mondo sta vivendo una situazione che grandi pensatori, attivisti e scienziati avevano già previsto. Stephen Hawking, ad esempio, oltre dieci anni fa avvertiva che l’intelligenza artificiale avanzata “potrebbe segnare la fine della specie umana”, poiché gli esseri umani, limitati da una lenta evoluzione biologica, non sarebbero in grado di competere con le macchine.
Ma il pericolo non si limita solo alla tecnologia: secondo i dati dell’ultimo Rapporto dell’Institute for Economics and Peace, nel 2024 il numero di conflitti armati nel mondo ha raggiunto quota 56, il valore più alto dalla Seconda guerra mondiale. Una spirale di violenza che solleva un interrogativo sempre più pressante: esiste ancora una via d’uscita?
Nonviolenza e speranza: la lezione della storia
Se il quadro appare drammatico, la speranza non è del tutto svanita. Durante l’incontro, i rappresentanti della politica cittadina, tra cui Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche Giovanili, e Stefano Vallani, presidente del Consiglio comunale, hanno confermato il loro impegno a favore delle iniziative di pace locali.
Pontara, dal canto suo, ha sottolineato come la storia dell’umanità sia caratterizzata da un continuo sforzo per limitare le forze distruttive, attraverso meccanismi istituzionali e culturali. Tuttavia, ha anche evidenziato nuove minacce emergenti, come le guerre per il controllo delle risorse idriche, dei fondali oceanici, delle risorse dell’Artico e persino dello spazio.
Eppure, la soluzione esiste. Il professore richiama il pensiero di Gandhi, che credeva fermamente nel potere della nonviolenza attiva. “La strada della pace non è priva di ostacoli”, ha sottolineato, “ma solo un movimento dal basso può contrastare le forze che minacciano la democrazia e il futuro dell’umanità”.
Un impegno per il futuro
A chiudere l’incontro l’intervento di monsignor Pompili, che ha invitato a guardare oltre il presente e pensare alle generazioni future. Le scelte di oggi, ha affermato, determineranno la qualità della vita di chi verrà dopo di noi: costruire la pace significa agire ora, con consapevolezza e responsabilità.
Un concetto che riecheggia nelle parole di Immanuel Kant, citato da Pontara: “Non sappiamo se la pace perpetua sia una realtà o un’illusione… ma dobbiamo agire come se fosse possibile e lavorare per realizzarla”.
E la Scuola di Pace e Nonviolenza di Verona nasce proprio con questa missione: un luogo di formazione, confronto e speranza per un futuro in cui la pace non sia solo l’assenza di guerra, ma una scelta consapevole e condivisa.
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