Sanità pubblica: perché serve un ritorno alla relazione umana tra medico e paziente

L'appello di Gianni Peruzzi di Anap Verona: ascolto, empatia e comunicazione al centro di una sanità più umana ed efficiente

Gianni Peruzzi

La sanità di oggi deve recuperare uno dei suoi valori più autentici: la costruzione di una relazione personale tra medico e assistito, superando il concetto tradizionale di “paziente”. È necessaria un’alleanza terapeutica basata sulla fiducia reciproca, un elemento fondamentale sia per il professionista sanitario che per l’assistito. Questa relazione si alimenta attraverso ascolto, accompagnamento e orientamento, aspetti che dovrebbero costituire le fondamenta del sistema sanitario. Dare importanza alla comunicazione e garantire una presa in carico efficace devono essere priorità per chi gestisce i servizi sanitari. Ascolto attivo, empatia e supporto sono altrettanto centrali quanto le competenze cliniche e biologiche.

È questo il messaggio di Gianni Peruzzi, presidente di Anap Verona, l’Associazione Nazionale Anziani Pensionati di Confartigianato, che interviene nel dibattito sulla sanità pubblica, segnato da scioperi, carenze di personale e crescenti episodi di aggressioni contro gli operatori.

“Il nostro sistema sanitario si distingue per l’eccellenza e la professionalità dei suoi operatori – medici, infermieri, specialisti e operatori sociosanitari – che affrontano quotidianamente sfide immense con competenza e dedizione”, afferma Peruzzi. “Tuttavia, comprendiamo le difficoltà che hanno portato allo sciopero: la pressione crescente legata a una popolazione che invecchia e alle richieste sempre più esigenti degli assistiti crea un clima lavorativo stressante“.

Peruzzi sottolinea l’importanza di un sistema sanitario capace di rispondere tempestivamente e con efficienza alle esigenze della popolazione anziana. “Desideriamo tornare a un modello sanitario in cui il medico di famiglia, lo specialista o il farmacista di fiducia possano fornire risposte chiare e tempestive. Purtroppo, in molti casi, i tempi di attesa e l’iter di una cura non sono sempre all’altezza delle aspettative”.

La questione delle aggressioni agli operatori sanitari è un tema delicato e preoccupante. “Esprimiamo piena solidarietà al personale sanitario vittima di episodi di violenza. È necessario educare la società a una maggiore pazienza e comprensione, evitando di scaricare frustrazioni su chi si dedica alla cura degli altri”, prosegue Peruzzi. Allo stesso tempo, è importante considerare le difficili condizioni di lavoro degli operatori, spesso sottoposti a turni pesanti e a un carico di stress elevato, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza.

“Vorremmo che il personale sanitario potesse avere il tempo necessario per una cura adeguata”, conclude Peruzzi. “Turni massacranti, visite troppo rapide e un’organizzazione frammentata minano sia la qualità del lavoro che il benessere degli assistiti. Chiediamo particolare attenzione alle fasi di accoglienza e dimissione, con informazioni chiare sul percorso terapeutico da seguire. Il nostro obiettivo è una medicina più umana, che valorizzi la relazione tra medico e assistito e risponda con sensibilità alle esigenze di entrambi”.

Questa visione rappresenta un invito a riformare il sistema sanitario mettendo al centro il rispetto, la comunicazione e la dignità di tutte le persone coinvolte.

Redazione

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