Nel corso del 2023, in Veneto sono stati attivati quasi 26 mila tirocini extracurriculari da parte di 14.700 aziende. La maggior parte di queste esperienze lavorative (77%) è stata indirizzata a persone disoccupate o a rischio disoccupazione, comprese persone con disabilità e altri soggetti svantaggiati. Seguono i tirocini estivi e di orientamento (13%), dedicati a giovani studenti che desiderano acquisire esperienza durante le vacanze scolastiche, e i tirocini di inclusione sociale (6%), attivati dalle ULSS per promuovere l’autonomia e l’integrazione sociale. I tirocini formativi rappresentano solo il 2% del totale e sono riservati a neodiplomati e neolaureati attraverso Università, ITS e istituti scolastici.
L’80% dei tirocinanti ha meno di 30 anni, a conferma dell’importante funzione formativa di questo strumento per i giovani. Gli over 30 costituiscono invece il 20% del totale. Non sorprende quindi che la maggior parte dei tirocini venga attivata tra luglio e ottobre, in coincidenza con la pausa estiva e la fine dell’anno accademico. La durata media dei tirocini varia tra 3 e 6 mesi, con solo il 3% delle esperienze che supera l’anno. Il 33% dei tirocini è a tempo parziale, con una prevalenza al 55% tra le donne.
Le professioni più coinvolte sono quelle impiegatizie (22% del totale), seguite dai servizi qualificati (20%), dagli operai specializzati (17%) e dalle professioni tecniche (17%). Padova, Treviso e Vicenza guidano la classifica per numero di tirocini attivati, concentrando il 60% delle esperienze in regione. Venezia e Verona seguono con rispettivamente il 15% e il 14%, mentre le province di Rovigo e Belluno chiudono la classifica con il 5% e il 3%.
I territori a forte vocazione manifatturiera mostrano un rapporto più elevato tra tirocini e assunzioni con contratto di lavoro dipendente. A Bassano del Grappa, ad esempio, si registrano 6 tirocini ogni 100 rapporti di lavoro, seguiti da Castelfranco Veneto con 5,4 e Montebelluna con 5.
I Centri per l’Impiego si confermano fondamentali nell’attivazione dei tirocini, promuovendo il 41% delle esperienze (circa 10.500), mentre le agenzie per il lavoro private e altri enti accreditati contribuiscono con il 31%. Altri promotori includono consulenti del lavoro, ULSS, cooperative sociali e istituti scolastici.
Tuttavia, il numero di aziende che ha attivato tirocini è diminuito del 27% rispetto al 2019, a causa delle restrizioni normative introdotte nel 2017, che hanno limitato il numero massimo di tirocini per tutor e per azienda ospitante. Anche le dinamiche demografiche e la crescente difficoltà delle aziende nel reperire personale hanno contribuito a questa flessione, spingendo le imprese a preferire l’assunzione diretta piuttosto che il ricorso al tirocinio.
Le piccole imprese, con meno di 9 dipendenti, rappresentano il 34% delle aziende ospitanti e attivano la maggior parte dei tirocini nei settori del commercio, turismo e servizi alla persona. L’industria, soprattutto quella legata al made in Italy, è coinvolta nel 33% dei casi, mentre l’agricoltura rimane marginale in questo ambito.
Il tirocinio si conferma uno strumento efficace di inserimento lavorativo: oltre l’80% dei tirocinanti tra il 2019 e il 2022 ha trovato lavoro entro un anno dal termine dell’esperienza, spesso entro 30 giorni. Nel 45% dei casi, la ricollocazione avviene nella stessa azienda ospitante, attraverso contratti di apprendistato, a tempo determinato o con un nuovo tirocinio.
Per i giovani, il tirocinio rappresenta una prima porta d’accesso al mondo del lavoro e un’opportunità per orientarsi verso il contesto aziendale più adatto alle proprie aspirazioni. Per gli over 30, invece, risponde spesso a situazioni lavorative più instabili e discontinue.
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