Una strage silenziosa delle palme ha colpito la provincia, particolarmente lungo le rive del Garda, da cinque anni a questa parte. I sintomi includono chiome meno folte, foglie rinsecchite e penzolanti, e un rinnovo ridotto delle foglie. Dopo due o tre anni, la pianta smette di vegetare e lentamente muore, lasciando solo il tronco. Questa è la sorte di migliaia di palme della specie Trachycarpus, molto comuni nel veronese, note per la loro resistenza al freddo. L’infezione è probabilmente partita dalle rive del Garda.
Nel veronese, una delle zone più colpite dell’Italia settentrionale, il colpevole è un lepidottero, la larva di una farfalla che divora i germogli della pianta. Attualmente, si stima che l’80% delle palme sia stato colpito e che più della metà sia già morta. Nella zona del basso Garda, la mortalità arriva all’80%.
Lorenzo Tosi, presidente dell’Ordine degli agronomi di Verona, avverte: “Se non si attuano strategie di prevenzione, a lungo termine tutte le nostre palme sono destinate a morire”. Il responsabile è la larva della farfalla Paysandisia Archon, un lepidottero sudamericano presente nel veronese dagli anni ’90. Inizialmente confinata a pochi vivai gardesani, la farfalla non mostrava particolari effetti devastanti.
I primi sintomi dell’infezione includono traforature lineari sulle foglie a ventaglio, che diventano rade e secche. La larva scava gallerie all’interno della pianta, distruggendone i tessuti interni nel giro di due o tre anni. Tosi sottolinea l’importanza della prevenzione attraverso il monitoraggio delle foglie per individuare tempestivamente i primi sintomi di attacco.
I sistemi per contrastare la diffusione della Paysandisia includono trattamenti con insetticida all’apice della pianta, mirati a colpire le larve prima che penetrino in profondità. Tuttavia, il metodo più efficace è il trattamento a base di nematodi, piccoli vermi invisibili che si nutrono delle larve, portandole rapidamente alla morte. È essenziale anche il taglio e lo smaltimento corretto delle palme morte o malate che possono ancora ospitare le larve.
Le palme sopravvissute possono essere salvate, ma alcuni esperti suggeriscono di considerare la piantagione di specie diverse e più resistenti ai parassiti. Alternare queste nuove specie a quelle esistenti potrebbe essere una soluzione sostenibile per il futuro delle palme veronesi.
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