Il pranzo di Papa Francesco in carcere, un menù di riscatto e tradizione

Un menù Veronese per Papa Francesco tra risotti e solidarietà in carcere

Papa Francesco

Il 18 maggio, la cucina diventa simbolo di riscatto sociale nella casa circondariale di Montorio, Verona, dove Papa Francesco condividerà un pranzo con i detenuti e il personale, prima della messa di Pentecoste allo stadio Bentegodi. Il menù, ideato con un’attenzione particolare alle diverse esigenze alimentari, rifletterà la tradizione culinaria veronese, accentuando l’inclusione e il legame comunitario.

La selezione dei piatti porta la firma di Luca Brutti e i mastri risottari di Isola della Scala. Il pranzo inizierà con un risotto all’isolana, seguito da un risotto primaverile agli asparagi, piatti che enfatizzano le eccellenze locali e la stagionalità. La collaborazione con il Consorzio di tutela Riso Vialone Nano Veronese Igp garantisce l’autenticità e la qualità delle materie prime utilizzate.

Per il secondo, un semplice ma sostanzioso spezzatino, preparato dalla cucina del carcere con carne fornita dalla Cooperativa dei produttori veneti Azove, evidenzierà ulteriormente l’impegno nella valorizzazione dei prodotti locali e nel supporto alle cooperative regionali.

Il pane, elemento essenziale del pasto e simbolo di quotidianità e condivisione, sarà prodotto nel forno della casa circondariale. Questo non solo fornisce un prodotto fresco e genuino ma rappresenta anche un progetto di reinserimento lavorativo per i detenuti, gestito dalla cooperativa Panta Rei. Matteo Peraro, responsabile della produzione del pane, ha portato la sua esperienza nel mantenere vivo il lievito madre, essenziale per la qualità del prodotto finito.

La conclusione del pasto vedrà la partecipazione delle Pasticcerie d’Elite di Verona, che doneranno un dessert speciale. Una torta di pan di spagna con crema di vaniglia e cioccolato coronata dallo stemma di Papa Francesco in pasta di zucchero, oltre a bignè alla vaniglia e cioccolato, simboleggerà il riconoscimento delle abilità artigianali locali e il loro contributo alla comunità.

Il servizio sarà gestito dai detenuti che frequentano la scuola alberghiera del carcere, dimostrando l’importanza dell’educazione e della formazione professionale come strumenti di riabilitazione e reintegrazione sociale.

Redazione

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