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Prime notti in carcere per Filippo Turetta: il ragazzo sorvegliato a vista per il rischio suicidio

Condizioni di salute accettabili anche se il giovane sembra "provato". Martedì l'interrogatorio del Gip con le accuse per il 22enne che potrebbero ulteriormente aggravarsi, poi potrà vedere i genitori

Filippo Turetta, il 22enne accusato del sequestro e dell’omicidio di Giulia Cecchettin, ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Montorio, Verona. Dopo essere stato estradato dalla Germania, dove era stato arrestato dopo una settimana di fuga, è atterrato all’aeroporto di Venezia ed è stato scortato a Verona dai carabinieri.

Le condizioni di salute di Turetta sono state definite “accettabili” dal suo avvocato Giovanni Caruso, ma quest’ultimo ha notato che il giovane sembrava molto provato. Turetta ha avuto l’opportunità di parlare con il suo nuovo avvocato, ma le sue condizioni psicologiche destano preoccupazione. Durante il suo interrogatorio in Germania, ha ammesso di aver cercato il suicidio più volte durante la fuga, senza successo. Questo comporta un rischio significativo di autolesionismo o aggressioni da parte di altri detenuti, motivo per cui Turetta è sottoposto a un regime di “grande sorveglianza” con la polizia penitenziaria che deve monitorarlo costantemente. Inoltre, non è in cella da solo, ma con un altro detenuto condannato per reati gravi.

La direttrice del carcere, Francesca Gioieni, ha affermato che Turetta viene trattato come tutti gli altri detenuti, seguendo le procedure standard. La sua permanenza in isolamento riguarda principalmente le precauzioni per il rischio di suicidio, che vengono applicate a tutti i nuovi detenuti.

Il giovane ha chiesto quando potrà rivedere i suoi genitori, ma la visita sarà possibile solo dopo l’interrogatorio di garanzia previsto per martedì prossimo, 28 novembre.

Turetta e il suo avvocato si stanno preparando a un processo in cui le accuse potrebbero aggravarsi. Oltre al sequestro e all’omicidio di Giulia Cecchettin, la procura potrebbe contestargli la premeditazione e l’occultamento del cadavere. Le indagini sul delitto della giovane continuano, e ci sono prove che suggeriscono la pianificazione del crimine. Turetta si è procurato il nastro adesivo argentato utilizzato sulla vittima prima del loro ultimo incontro, ma rimangono ancora da chiarire i dettagli su come abbia ottenuto guanti, coltelli e sacchi neri utilizzati per nascondere il cadavere. Inoltre, sembra che l’accusato possa aver effettuato sopralluoghi nella zona industriale di Fossò, dove si presume sia avvenuto l’omicidio. Durante la fuga, Turetta ha evitato di utilizzare il bancomat per non essere rintracciato, ma potrebbe aver avuto con sé una notevole somma di denaro in contanti. Tali dettagli suggeriscono una pianificazione accurata del delitto.

La procura potrebbe inoltre contestare ad Turetta le aggravanti di crudeltà e motivi abietti, ma queste ipotesi dovranno essere confermate dall’esito dell’autopsia sul corpo della vittima, programmata per l’1 dicembre. In seguito, il corpo verrà restituito alla famiglia Cecchettin per le cerimonie funebri a Padova.

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