Inquinamento delle acque: la nuova minaccia dei Tfa accanto ai Pfas

L'Unione Europea raccomanda un monitoraggio più rigoroso dei derivati del fluoro, con particolare attenzione ai Tfa, per garantire la sicurezza delle acque destinate al consumo umano

L’Unione Europea ha emesso una nuova raccomandazione che potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta contro l’inquinamento delle acque. La Commissione Europea ha infatti esortato i Paesi membri ad ampliare e rafforzare i controlli sui derivati del fluoro presenti nelle acque potabili, concentrandosi non solo sui noti Pfas, ma anche sui loro derivati di degradazione, i Tfa (trifluoroacetati). Questi composti, sebbene meno studiati, destano crescente preoccupazione tra gli scienziati per la loro potenziale tossicità.

La raccomandazione dell’UE, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea il 7 agosto 2024, fornisce una guida precisa e dettagliata per migliorare le tecniche di rilevamento di questi composti pericolosi, rendendo più stringenti i parametri di analisi. Un punto chiave della comunicazione riguarda l’importanza di includere i Tfa nel conteggio totale dei Pfas presenti nelle acque destinate al consumo umano. Questa inclusione potrebbe portare a un abbassamento delle soglie di tollerabilità, imponendo un maggiore rigore nei controlli e nelle normative nazionali.

I Pfas e i Tfa: una minaccia invisibile nelle acque potabili

I Pfas, acronimo di perfluoroalchilici, sono composti chimici ampiamente utilizzati in vari settori industriali per le loro proprietà impermeabilizzanti e resistenti alle alte temperature. Tuttavia, la loro persistenza nell’ambiente e la loro capacità di accumularsi nel corpo umano li rendono particolarmente pericolosi. I Tfa, derivati dalla degradazione dei Pfas, sono meno noti ma potrebbero rappresentare una minaccia ancora maggiore. Nonostante la loro tossicità sia ancora poco studiata, la concentrazione di Tfa nelle acque potrebbe superare i limiti di sicurezza stabiliti per i Pfas totali, creando un nuovo fronte di allarme per la salute pubblica.

Le implicazioni delle nuove direttive europee

La raccomandazione della Commissione Europea non solo invita a un monitoraggio più rigoroso, ma potrebbe anche spingere i governi nazionali a rivedere le loro normative. Questo potrebbe portare a una riduzione delle soglie di tollerabilità dei Pfas e dei Tfa, inasprendo le leggi sulla produzione e l’uso di queste sostanze. La raccomandazione rappresenta anche una base giuridica solida per future azioni legislative a livello europeo, nazionale e locale.

In Italia, la questione dei Pfas è particolarmente rilevante. Il caso della Miteni di Trissino, in Veneto, è emblematico: l’azienda, attualmente sotto processo per disastro ambientale doloso, ha sversato per anni scarti di produzione contenenti Pfas nell’ecosistema. Un’altra situazione critica si registra in Piemonte, ad Alessandria, con l’affaire Solvay-Spinetta Marengo, dove l’inquinamento da Pfas è al centro di un acceso dibattito pubblico.

L’inquietante silenzio delle istituzioni e della società civile

Nonostante l’importanza della raccomandazione europea, la sua accoglienza è stata sorprendentemente tiepida. Il dibattito pubblico sembra essere rimasto in gran parte silente, con poche reazioni da parte della politica e delle organizzazioni ambientaliste. Questo silenzio è in parte spiegabile con la forte influenza delle lobby industriali, ma resta comunque preoccupante, considerando le gravi implicazioni per la salute pubblica.

L’attenzione su questo tema è ulteriormente complicata dalle pressioni del complesso militare-industriale e da interessi geopolitici globali. Molte nazioni, tra cui Russia, Cina e Stati Uniti, sembrano riluttanti a inasprire le normative sui Pfas a causa delle loro implicazioni strategiche. Questo scenario globale potrebbe ritardare ulteriormente l’adozione di misure più severe, mettendo a rischio la salute delle popolazioni esposte.

Redazione

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