Garda e Olimpiadi 2036, priorità a ambiente e mobilità

Federalberghi Garda Veneto accoglie l’ipotesi di candidatura alle estive ma chiede prima il completamento del collettore e soluzioni strutturali al traffico

L’ipotesi di una candidatura del Lago di Garda, insieme a Venezia, per le Olimpiadi estive del 2036 riaccende il confronto sul futuro del territorio gardesano. A rilanciare l’idea è stato nei giorni scorsi Luca Zaia, in una fase simbolicamente significativa per lo sport italiano: si è appena conclusa all’Arena di Verona la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 e la stessa Arena si appresta a ospitare l’apertura delle Paralimpiadi.

In questo clima di entusiasmo si inserisce la posizione di Ivan De Beni, presidente di Federalberghi Garda Veneto. L’interesse verso una possibile candidatura olimpica viene espresso con apertura, ma accompagnato da un richiamo alla responsabilità e alla prudenza. Per il mondo degli albergatori, ogni prospettiva di valorizzazione internazionale del lago merita attenzione, ma non può prescindere da una riflessione sulle priorità strutturali del territorio.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato su sostenibilità, qualità dell’offerta turistica e gestione dei flussi. Il Garda, meta di rilevanza internazionale, affronta già oggi criticità legate all’afflusso stagionale di visitatori e alla pressione sulle infrastrutture. Prima di immaginare grandi eventi sportivi globali, secondo Federalberghi, è necessario consolidare le basi ambientali e organizzative.

Tra i temi indicati come imprescindibili figura il completamento del collettore del Garda, infrastruttura ritenuta strategica per la tutela delle acque e dell’ecosistema lacustre. La salvaguardia ambientale viene considerata un passaggio preliminare rispetto a qualsiasi progetto di portata olimpica. Senza un sistema efficiente e moderno di gestione delle acque reflue, la sostenibilità di eventi di grande richiamo internazionale rischierebbe di essere compromessa.

Accanto alla questione ambientale emerge con forza quella della mobilità. Il traffico, in particolare durante la stagione estiva, rappresenta da tempo un nodo critico per l’area gardesana. La gestione dei flussi nei periodi di maggiore affluenza, la sicurezza degli utenti più vulnerabili e lo sviluppo di sistemi di trasporto alternativi e integrati sono indicati come passaggi fondamentali. Tra le ipotesi sul tavolo rientrano anche soluzioni legate alla mobilità sull’acqua, in un’ottica di integrazione tra diverse modalità di spostamento.

Il ragionamento si amplia poi alla tutela del paesaggio e dell’entroterra, dal Monte Baldo alle zone meno conosciute ma altrettanto rilevanti per l’equilibrio complessivo dell’area. Il Garda ha costruito la propria attrattività sull’armonia tra ambiente, accoglienza e qualità dell’esperienza turistica, un patrimonio che, secondo Federalberghi, deve essere preservato e rafforzato prima di affrontare sfide di portata globale.

La prospettiva olimpica viene quindi letta come un’opportunità potenziale, ma subordinata alla risoluzione di questioni infrastrutturali e ambientali considerate prioritarie. L’invito è a non lasciarsi guidare esclusivamente dall’entusiasmo generato dal successo dei Giochi invernali, ma a mantenere uno sguardo di lungo periodo.

Solo attraverso interventi concreti su collettore, viabilità e organizzazione dei flussi sarà possibile valutare in modo responsabile la candidatura del Lago di Garda alle Olimpiadi estive 2036. La riflessione aperta in questi giorni si inserisce così in un confronto più ampio sul modello di sviluppo del territorio, tra ambizione internazionale e tutela delle risorse locali.

Redazione

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