Lavoratori e pensionati trattati come un “bancomat a prelievo continuo”: con questa immagine la Cgil di Verona annuncia lo sciopero generale del 12 dicembre, puntando il dito contro l’erosione dei redditi provocata da inflazione e pressione fiscale. Secondo il sindacato, nel territorio veronese circa 200 mila lavoratori avrebbero visto svanire una parte significativa del proprio potere d’acquisto negli ultimi tre anni, un periodo segnato da un’inflazione cumulata del 16,4% tra il 2022 e il 2025.
Il presidio cittadino si svolgerà in Piazza Cittadella dalle ore 10, con gli interventi della segretaria generale Francesca Tornieri e dei rappresentanti nazionali.
Il peso del fiscal drag secondo la cgil
Al centro della mobilitazione c’è il fiscal drag, definito dal sindacato come una vera tassa invisibile che grava su stipendi nominalmente più alti, ma incapaci di compensare il rincaro generalizzato dei prezzi.
«Le aliquote fiscali hanno assorbito buona parte degli incrementi salariali», afferma Tornieri, spiegando che gli adeguamenti contrattuali si sono trasformati in un recupero solo apparente.
I numeri elaborati dall’ufficio studi Cgil mostrano in modo chiaro l’impatto sugli imponibili previdenziali nel triennio:
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20.000 euro di reddito → perdita stimata: –699 euro
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35.000 euro di reddito → perdita stimata: –2.087 euro
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55.000 euro di reddito → perdita stimata: –3.374 euro
Nel Veronese, dove il reddito lordo annuo medio di un lavoratore a tempo pieno è pari a 36.902 euro, la perdita reale oscillerebbe tra 2.000 e 3.000 euro per ogni dipendente.
La riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% non cambia il quadro: produce un beneficio che non supera i 440 euro annui, cifra ritenuta insufficiente persino a compensare una parte minima dell’inflazione.
Il caro-salute e la spesa privata in aumento
All’erosione dei redditi si aggiunge il peso crescente della sanità privata, che secondo la Cgil sarebbe in larga parte la risposta obbligata all’insufficienza del sistema pubblico.
«Il servizio sanitario è sotto-finanziato e sotto-organico», afferma il sindacato, indicando come il progressivo arretramento delle strutture pubbliche abbia spinto le famiglie verso prestazioni a pagamento.
I dati Gimbe mostrano che nel biennio 2024-2025 la spesa sanitaria “out-of-pocket” avrebbe superato 41-47 miliardi di euro, un record che accentua le difficoltà dei redditi medio-bassi.
Precarietà: una condizione strutturale
La ricerca della Fondazione Di Vittorio, citata dalla Cgil, evidenzia un ulteriore elemento critico: oltre 170 mila lavoratori veronesi, quasi la metà degli occupati, sarebbero impiegati in lavori part-time o stagionali, con redditi medi annui di appena 12-13 mila euro.
A livello nazionale, lo scenario risulta altrettanto preoccupante: i salari reali sono rimasti fermi per trent’anni, mentre nello stesso periodo le retribuzioni sono cresciute del 50% negli Stati Uniti e del 30% in Germania.
Le proposte del sindacato per invertire la rotta
La segretaria Tornieri conclude indicando una serie di misure ritenute indispensabili:
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restituzione del fiscal drag, tramite indicizzazione delle aliquote IRPEF o aumento delle detrazioni;
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interventi dedicati a giovani e donne, le categorie più esposte alla precarietà;
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un piano straordinario di assunzioni nella sanità pubblica, per garantire servizi più capillari e ridurre la dipendenza dal privato.
«Le soluzioni esistono, serve volontà politica», ribadisce la Cgil, che vede nello sciopero un passaggio cruciale per riportare al centro il tema del potere d’acquisto.
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