Sanità e sociale in Veneto: Manildo chiede più investimenti, Stefani punta su IA e telemedicina

In vista delle elezioni regionali, i candidati delineano le strategie per affrontare carenze di personale, liste d’attesa e assistenza territoriale

Sanità

Sanità pubblica, assistenza sociale e medicina territoriale saranno tra i temi centrali del prossimo governo regionale in Veneto. A pochi giorni dalle elezioni del 23 e 24 novembre, i candidati presidenti alla guida della Regione illustrano le loro proposte per riformare e rafforzare il sistema sanitario, in un momento segnato da carenze strutturali e crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure.


Un’unica delega, molte sfide

Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra, denuncia le criticità del sistema: «Accanto a picchi di eccellenza convivono problemi gravi nella quotidianità», dichiarando di voler unire sanità e sociale sotto un’unica regia. Al contrario, il candidato del centrodestra Alberto Stefani propone una separazione netta tra i due ambiti, annunciando la nascita di un assessorato autonomo al sociale. Obiettivo: trasformare le RSA in case di comunità centrali e integrate, con una visione che guarda a modelli urbanistici inclusivi.


Emergenza personale sanitario

Il nodo della carenza di medici, infermieri e operatori sociosanitari (Oss) è condiviso da entrambi. Manildo propone un piano straordinario di assunzioni, che passi anche dal sostegno all’abitare per rendere più attrattivi i bandi pubblici: «Se i concorsi vanno deserti, servono soluzioni che includano anche l’accesso alla casa.»

Stefani punta sul reclutamento e la fidelizzazione del personale, attraverso aumenti salariali e l’impiego del Fondo sociale europeo per erogare voucher formativi agli studenti di infermieristica. Sul fronte Oss, Manildo propone l’abolizione dei 1.000 euro richiesti per i corsi, mentre Stefani valorizza i percorsi interni nelle aziende sanitarie, segnalando la necessità di equiparare l’indirizzo sociale delle scuole superiori alla qualifica di Oss.


Liste d’attesa e diritto alla salute

Per entrambi, l’aumento del personale è la chiave per abbattere le liste d’attesa. Ma le strade divergono: Manildo chiede più risorse dallo Stato, portando la quota di spesa sanitaria al 7% del PIL, contro l’attuale 6%. Denuncia anche il ricorso crescente al privato: «Curarsi è diventato un lusso. È una tassa indiretta che genera diseguaglianze». Propone, inoltre, di portare al 5% la quota di spesa dedicata alla salute mentale, ora ferma al 2,9%.

Stefani rivendica un miglioramento dei tempi d’attesa, grazie a un approccio più strutturato: cabina di regia regionale, monitoraggio continuo, agende aperte e attenzione ai pazienti più fragili. A questo si aggiunge il ricorso a intelligenza artificiale e tecnologia per migliorare la gestione delle prestazioni.


Medicina di prossimità e territorio

La medicina territoriale è un terreno comune, ma con strategie differenti. Manildo invoca una regia regionale forte e partecipativa, in grado di mappare i bisogni e dialogare con il terzo settore per costruire un welfare comunitario. Propone la creazione di un assessorato alla partecipazione.

Stefani punta sulla piena attivazione delle 99 Case di Comunità e dei 72 Ospedali di Comunità previsti dal PNRR. «Serve personale e attrezzature per portarli a regime», afferma, sottolineando l’importanza di telemedicina e telemonitoraggio per avvicinare le cure al domicilio e ridurre l’accesso improprio ai pronto soccorso.

Redazione

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