È un grido d’allarme corale quello lanciato da trenta sindaci della Bassa e dell’Est veronese, riuniti nel municipio di Nogara lo scorso 23 luglio. Attraverso un documento ufficiale inviato alla premier Giorgia Meloni, al ministro dell’Interno Giuseppe Piantedosi e alle istituzioni locali, i firmatari chiedono interventi straordinari per la sicurezza del territorio, con il rafforzamento delle forze dell’ordine e l’estensione del progetto “Strade sicure” anche nei centri non capoluogo di provincia.
L’iniziativa nasce da una crescente preoccupazione per la tenuta sociale e l’ordine pubblico nei Comuni della pianura veronese, dove si registra una forte incidenza di popolazione straniera, legata in parte alla domanda di manodopera nei settori agricolo e produttivo. A questo si aggiunge, secondo i sindaci, un aumento degli episodi di criminalità e di disturbo della quiete pubblica, che ha spinto i primi cittadini a fare fronte comune e chiedere un intervento diretto dello Stato.
Nel documento vengono identificati cinque punti chiave: il potenziamento stabile degli organici delle forze dell’ordine, la revisione delle normative sulle occupazioni abusive, la realizzazione del commissariato di polizia a Legnago, la creazione di Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) in ogni Regione e il rafforzamento dei controlli contro il caporalato nelle aziende e cooperative che impiegano manodopera straniera.
Il testo è stato sottoscritto da 25 Comuni del Distretto 3 dell’Ulss 9, da Zevio a Villa Bartolomea, da Sorgà a Minerbe, e da sei Comuni esterni: Isola della Scala, Pressana, Cologna Veneta, Roveredo di Guà, Zimella e Veronella. Durante l’incontro, il sindaco di Nogara Flavio Pasini – anche presidente della Provincia e della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 9 – ha parlato di territori “esposti e vulnerabili”, dove cresce la sensazione di impunità e insicurezza, con particolare riferimento alla presenza di stranieri irregolari, soprattutto di origine magrebina.
I sindaci chiedono anche un utilizzo strategico delle forze già presenti sul territorio, come l’Ottavo Reggimento di Legnago e il Gruppo Rifornimenti Area Nord dell’Aeronautica Militare a Cerea, per presidiare le aree più critiche.
Alla base della richiesta c’è l’esigenza di riportare legalità e ordine nei centri più colpiti, spesso lontani dai riflettori ma segnati da fenomeni complessi come l’integrazione mancata, l’immigrazione irregolare e l’erosione del tessuto sociale.
Secondo i firmatari, le strutture di accoglienza devono restare temporanee, mentre lo Stato dovrebbe collaborare più attivamente anche sul piano sociale, rafforzando i servizi comunali che si trovano oggi a gestire situazioni difficili senza strumenti adeguati.
Un appello che non vuole essere polemico, ma costruttivo, come sottolineano gli amministratori: l’intento è stimolare risposte concrete, superando logiche emergenziali e restituendo sicurezza e coesione a territori che da tempo chiedono attenzione.
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Non serve l’esercito ma espellere tutti quelli che generano la necessità di avere l’esercito. E’ cosi difficile capirlo?