Una diagnosi impensabile ha segnato la seconda gravidanza di Anna (nome di fantasia): a sole 16 settimane, i medici dell’ospedale Borgo Trento di Verona le hanno comunicato la presenza di un tumore maligno al collo dell’utero. La situazione clinica non lasciava spazio a trattamenti conservativi: la malattia era troppo avanzata e imponeva un’isterectomia radicale, con l’asportazione dell’utero, dei tessuti limitrofi e dei linfonodi pelvici.
Nonostante tutto, Anna ha espresso con fermezza la volontà di portare avanti la gravidanza. Un desiderio accolto e rispettato dalla struttura scaligera, da anni punto di riferimento nazionale per la ginecologia oncologica complessa, diretta dal professor Massimo Franchi. Da qui ha preso forma un percorso clinico mai descritto prima in letteratura scientifica, che ha unito trattamento oncologico e tutela della gravidanza.
Un intervento senza precedenti.
Per cercare di salvare sia la vita della paziente sia quella del nascituro, il team ha scelto una strategia innovativa: procedere con la rimozione dei linfonodi pelvici – eliminando la diffusione tumorale – e, nello stesso tempo, applicare un cerchiaggio cervicale per ridurre il rischio di parto pretermine. La parte più invasiva dell’isterectomia sarebbe stata rimandata al momento del parto.
L’operazione, affrontata alla ventesima settimana di gestazione, è stata condotta dal team del prof. Stefano Uccella, utilizzando una tecnica mini-invasiva, più complessa ma in grado di proteggere il feto. L’intervento, durato ore, ha avuto esito positivo: nessuna traccia di metastasi nei linfonodi, e la gravidanza ha potuto proseguire. Il giorno precedente, la notizia che il nascituro era una bambina aveva portato un momento di sollievo nel reparto.
Una nascita attesa e delicata.
Tre mesi dopo, alla trentesima settimana, Anna si è preparata ad affrontare la prova più intensa: il parto. I neonatologi erano fiduciosi sulla sopravvivenza della neonata, nonostante l’età gestazionale ridotta. Elisa (nome di fantasia) è nata con parto cesareo e, dopo un breve incontro di sguardi e carezze con la madre, l’operazione per completare la rimozione dell’utero è proseguita.
Anna si è risvegliata tre ore dopo, trovando tra le braccia la sua bambina. Era il segno tangibile di un percorso sofferto ma vincente.
Un epilogo felice.
L’esame istologico eseguito un mese dopo ha confermato che Anna è ufficialmente guarita dal tumore. Elisa è in salute e la famiglia può ora guardare al futuro con speranza. Il caso è stato possibile grazie al lavoro sinergico di medici, ostetriche, infermieri e tecnici: tra questi, i ginecologi Alberta Ricci, Pier Carlo Zorzato, Giulia Biancotto, Anna Festi, gli anestesisti Giorgia Cipriani e Luca Lorenzoni, i neonatologi Renzo Beghini, Elena Bonafiglia, Carlo Alberto Forcellini, le ostetriche Martina e Cristina, e tanti altri.
Un risultato straordinario, frutto della competenza e dell’umanità di un’équipe multidisciplinare, che ha reso possibile l’impossibile: salvare una madre e sua figlia in una delle sfide mediche più difficili.
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