Verona è tra le prime dieci province italiane per numero di potenziali beneficiari della riforma sulla cittadinanza.
Nel caso in cui il referendum previsto per l’8 e 9 giugno raggiungesse il quorum e vincessero i Sì, oltre 31mila persone nel Veronese potrebbero acquisire la cittadinanza italiana entro cinque anni, anziché dieci, come prevede l’attuale normativa. A fornire i dati è Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che ha pubblicato un’analisi dettagliata alla vigilia della consultazione popolare.
Nel report si stima che a livello nazionale potrebbero diventare cittadini italiani ben 1.417.374 individui, di cui 291.204 minorenni. Solo in provincia di Verona, sono 7.070 i minori coinvolti dalla riforma, che si candidano a ottenere la cittadinanza attraverso il meccanismo della trasmissione dai genitori o con richiesta personale al compimento della maggiore età.
La geografia dei beneficiari
Le grandi città italiane, come Milano (157mila) e Roma (134mila), guidano la classifica delle province con il maggior numero di stranieri regolari che potrebbero ottenere la cittadinanza, coprendo da sole circa il 20% del totale. Seguono realtà del Nord come Brescia, Bergamo e Firenze. Verona, con i suoi 31.064 beneficiari stimati, è la prima provincia del Veneto per incidenza, confermandosi uno dei territori più attrattivi per le comunità straniere, grazie anche alle opportunità lavorative del comparto produttivo e logistico locale.
Un’occasione per il rilancio demografico
Svimez sottolinea che la riforma non ha solo una valenza giuridica, ma rappresenta anche uno strumento strategico per affrontare il declino demografico del Paese. L’inclusione di nuove generazioni nate o cresciute in Italia, secondo l’associazione, potrebbe contribuire alla tenuta del sistema scolastico, sanitario e dei servizi essenziali in molti territori a rischio spopolamento, anche nel Nord.
Nel report si legge: “Garantire i diritti di cittadinanza agli stranieri e ai loro figli significa rafforzare la coesione sociale e contrastare la desertificazione umana che minaccia le aree interne e le periferie metropolitane”.
Verona, un caso emblematico
Il posizionamento della provincia di Verona tra le prime dieci in Italia, davanti anche a realtà più grandi come Torino o Napoli, riflette il peso specifico che la componente straniera ha assunto nel tessuto sociale scaligero. La presenza di una popolazione giovane, regolarmente residente e inserita nel mercato del lavoro, rende la provincia un esempio del potenziale impatto positivo della riforma.
Il referendum rappresenta quindi, anche per il Veronese, un momento cruciale per riconoscere diritti a chi già contribuisce concretamente alla vita economica e sociale del territorio, oltre che un passo in avanti nella costruzione di una cittadinanza più inclusiva e rappresentativa.
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