Nel periodo 2022-2024, il sistema sanitario pubblico di Verona ha subito una significativa emorragia di personale: ben 484 medici hanno lasciato il servizio, con una media superiore ai 160 all’anno. Di questi, 267 appartenevano all’Ulss 9, mentre 217 operavano nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui).
Seppur una parte delle uscite sia dovuta a pensionamenti e raggiungimento dei limiti d’età (156 unità), il dato più preoccupante riguarda le dimissioni volontarie senza diritto alla pensione, che rappresentano la quota maggioritaria: 160 nell’Ulss 9 (60%) e 118 in Aoui (54%).
L’allarme è stato lanciato dalla Fp Cgil di Verona, attraverso l’analisi presentata oggi dal segretario Antonio De Pasquale e dal responsabile Sanità Simone Mazza.
Mancano all’appello anche infermieri, OSS e tecnici: la carenza di personale è drammatica
Oltre ai medici, anche il personale sanitario non medico sta registrando una drastica riduzione. Confrontando i dati del 2022 con marzo 2025, si evidenzia un calo di 202 unità nell’Ulss 9 e 68 nell’Aoui. Le principali cause di questa diminuzione sono:
- Dimissioni volontarie (172), che superano persino i pensionamenti (169);
- Mobilità in uscita (16);
- Scadenza di contratti a termine (16);
- Altre cause come decessi e dispense.
Le dimissioni volontarie interessano circa il 4% dell’intero organico, composto da circa 4.400 lavoratori, e incidono per il 43% delle cessazioni tra gli infermieri.
Sindacati in pressing su Regione e Governo: “Servono misure urgenti”
Il sindacato denuncia una situazione insostenibile e chiede interventi immediati. “Ci chiediamo cosa debba ancora accadere affinché Regione e Governo prendano provvedimenti concreti per fermare questa fuga di medici e infermieri”, afferma Antonio De Pasquale.
Secondo il sindacato, le ragioni principali di questo esodo sono:
- Retribuzioni non adeguate;
- Condizioni di lavoro insostenibili;
- Difficoltà nel conciliare vita professionale e privata.
Se non verranno attuate misure concrete per valorizzare e trattenere il personale sanitario, il rischio è quello di un progressivo collasso del sistema pubblico, con gravi ripercussioni sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.
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