Tajani: “La guerra potrebbe durare ancora qualche settimana”

Il ministro degli Esteri interviene da LetExpo a Verona: “La verità sta nel mezzo tra le previsioni americane e quelle iraniane”

Antonio Tajani

La guerra tra Israele e Iran potrebbe proseguire ancora per alcune settimane. È quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in collegamento con la fiera LetExpo di Verona.

Secondo Tajani, le previsioni sulla durata del conflitto sono diverse a seconda delle fonti coinvolte. “Gli americani dicono che la guerra sarà breve, e probabilmente lo sanno meglio di noi visto che sono coinvolti direttamente. Ma gli iraniani sostengono qualcosa di diverso. Credo che la verità stia nel mezzo” ha spiegato il ministro.

Per il titolare della Farnesina il conflitto potrebbe proseguire ancora per alcuni giorni o settimane, anche se la situazione militare sembra evolvere rapidamente.

La forza militare iraniana in diminuzione

Nel suo intervento Tajani ha sottolineato che le capacità militari di Teheran starebbero progressivamente diminuendo a causa degli attacchi condotti da Israele e dagli Stati Uniti.

Secondo il ministro, le scorte di missili iraniani sarebbero in forte calo, mentre rimangono ancora operativi i droni, considerati però meno pericolosi rispetto ad altri armamenti.

“Credo che gli attacchi israeliani e americani ridurranno di giorno in giorno la forza militare dell’Iran” ha affermato Tajani, spiegando che proprio questo elemento potrebbe accelerare la conclusione delle operazioni militari.

Il ministro ha ipotizzato una durata complessiva del conflitto tra le tre e le quattro settimane. Considerando che i combattimenti sono iniziati da circa una settimana, potrebbero quindi essere necessari ancora diversi giorni prima di arrivare a una possibile conclusione.

Il nodo dell’uranio arricchito

Uno dei punti centrali della crisi riguarda il programma nucleare iraniano, in particolare la questione dell’uranio arricchito.

Secondo Tajani, gli iraniani avrebbero continuato a conservare uranio arricchito con l’obiettivo di sviluppare una bomba atomica, elemento che ha contribuito alla decisione di Israele e degli Stati Uniti di lanciare l’offensiva.

“È questa la ragione per la quale israeliani e americani hanno attaccato” ha spiegato il ministro, indicando nel dossier nucleare uno dei fattori principali alla base dell’escalation militare.

L’impegno diplomatico dell’Italia

Parallelamente al conflitto, l’Italia sta portando avanti una serie di iniziative diplomatiche per favorire una de-escalation.

Tajani ha ricordato che il governo italiano ha sostenuto anche l’iniziativa della Lega Araba, pur riconoscendo che i tentativi di mediazione finora non hanno prodotto risultati significativi.

Il ministro ha inoltre riferito di aver avviato contatti con diversi Paesi della regione: Oman, Emirati Arabi Uniti e Turchia, con l’obiettivo di favorire un dialogo tra le parti.

Energia e petrolio tra le principali preoccupazioni

Tra le principali conseguenze del conflitto, Tajani ha evidenziato l’impatto sui mercati energetici e sui prezzi del petrolio.

Una guerra prolungata potrebbe infatti aumentare la pressione sui costi dell’energia, con possibili ripercussioni sull’economia internazionale.

“Mi auguro che il conflitto possa concludersi prima della fine del mese” ha dichiarato il ministro. Una conclusione rapida contribuirebbe ad allentare la tensione sui prezzi del petrolio e sul caro energia, temi considerati cruciali per la stabilità economica globale.

Redazione

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