La chiusura definitiva dello stabilimento Lenze Italia di Isola Rizza segna un punto di svolta doloroso per i lavoratori e per il territorio veronese. Dopo mesi di trattative, la direzione aziendale ha confermato la cessazione completa delle attività, chiudendo così una vertenza che si conclude con forti tensioni sindacali e un futuro incerto per decine di dipendenti.
Secondo quanto riportato dalla Fiom Cgil di Verona, la decisione di chiudere il sito sarebbe dettata da “logiche puramente finanziarie”, una scelta che – sottolineano i rappresentanti sindacali – ignora ogni considerazione di carattere sociale e industriale. “Si cancellano anni di professionalità e competenze – afferma la sigla – scaricando il prezzo della delocalizzazione sui lavoratori e sulla comunità locale”.
Durante il confronto con l’azienda, la Rappresentanza Sindacale Unitaria e la Fiom avevano avanzato un piano di rilancio alternativo, puntando sulla riconversione sostenibile del sito produttivo. Tra le proposte, la creazione di un polo logistico-tecnologico ad alta specializzazione o l’insediamento di nuove attività industriali in grado di salvaguardare l’occupazione. Tuttavia, le soluzioni sono state respinte o “ignorate con motivazioni pretestuose”, come riportato nel comunicato sindacale.
Per la Fiom, la decisione del gruppo tedesco rappresenta “una sconfitta per la responsabilità sociale d’impresa”, poiché privilegia il profitto immediato a discapito del valore umano e territoriale costruito nel tempo. L’organizzazione sindacale ha quindi proclamato lo stato di agitazione permanente, dichiarando che non resterà inattiva di fronte a quella che considera “l’ennesima ferita al tessuto produttivo veronese”.
Il segretario della Fiom Cgil Verona, Paolo Olivati, ha ribadito la volontà di mantenere alta la mobilitazione: “Non accetteremo che la chiusura venga gestita come una semplice voce di bilancio. Chiediamo un intervento immediato delle istituzioni”. La richiesta è quella di un tavolo di crisi istituzionale che coinvolga la Regione Veneto e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di esplorare soluzioni alternative e garantire tutele per ogni singolo posto di lavoro.
Tra le priorità individuate dal sindacato figurano ammortizzatori sociali adeguati, programmi di ricollocazione e riqualificazione professionale finanziati dal gruppo Lenze, e un impegno concreto per contenere l’impatto occupazionale della chiusura. “Non permetteremo che i lavoratori vengano liquidati come un costo da tagliare”, ha concluso Olivati.
La vicenda di Isola Rizza si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per il comparto industriale locale, dove la delocalizzazione delle produzioni continua a pesare sul tessuto occupazionale del Veneto. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il confronto con le istituzioni potrà riaprire spiragli di dialogo o se la chiusura di Lenze Italia rappresenterà un nuovo capitolo di crisi per l’industria veronese.
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