Il tessuto imprenditoriale veneto sta attraversando una crisi strutturale che va ben oltre la congiuntura economica. Secondo i dati raccolti da Future Age su un campione di 565 aziende delle province di Verona, Vicenza e Treviso, oltre un terzo degli imprenditori (36%) sta valutando di vendere la propria impresa entro i prossimi cinque anni. Un dato che, per Verona in particolare, rappresenta un segnale di allarme per uno dei distretti produttivi più solidi d’Italia.
La mancanza di personale motivato pesa più dei costi
A determinare questo clima di incertezza non sono soltanto i margini ridotti o la pressione fiscale, ma la difficoltà nel trovare e trattenere personale qualificato e motivato. Il 53% degli imprenditori intervistati denuncia la scarsa “voglia di fare” tra i dipendenti, mentre sette su dieci lamentano la perdita del senso di appartenenza aziendale.
“Manca la voglia di fare”, è la frase che sintetizza il malessere diffuso nel campione analizzato, composto da imprese manifatturiere, meccaniche, alimentari e di servizi B2B con fatturati compresi tra 5 e 100 milioni di euro.
Disorganizzazione e successioni difficili frenano la crescita
Accanto alla crisi del personale, emerge un quadro di problemi organizzativi interni: il 51% degli imprenditori ritiene la propria azienda lenta e poco flessibile, ancora legata a modelli gestionali tradizionali. Strutture non integrate, reparti che comunicano poco e decisioni ancora “padronali” rendono il sistema rigido e poco competitivo.
Non meno preoccupante è la questione della successione generazionale. Il 41% degli intervistati afferma di avere un passaggio di testimone bloccato o incerto, mentre quasi un imprenditore su due non ha ancora individuato un successore. Il 34% segnala inoltre frizioni interne legate alla governance o ai rapporti con i dipendenti, fattori che minano la continuità aziendale.
Digitalizzazione incompleta: opportunità mancate
Altro nodo critico riguarda la trasformazione digitale. Sebbene molte imprese abbiano avviato progetti in tal senso, il 32% degli imprenditori considera la scarsa digitalizzazione una delle principali cause che spinge verso la vendita. Nella maggior parte dei casi, gli investimenti tecnologici si limitano alla contabilità, mentre settori strategici come l’Intelligenza Artificiale, i sistemi CRM e il monitoraggio avanzato delle performance restano indietro.
Questa inefficienza tecnologica non solo frena la competitività, ma rende le Pmi meno attrattive per i giovani talenti, sempre più orientati verso aziende moderne e digitalmente evolute.
Un cambiamento culturale profondo
La crisi del personale, spiegano gli analisti, non è un problema solo di recruiting: l’89% degli imprenditori italiani segnala difficoltà nel trovare profili qualificati, ma il vero nodo è di natura culturale. Il lavoro, un tempo simbolo di realizzazione personale, viene oggi percepito come un peso, un cambiamento che mina il rapporto tra impresa e lavoratore.
Come sottolinea Paolo Borghetti, Ceo di Future Age: «Per superare questa fase, gli imprenditori devono sviluppare una leadership solida e visionaria, capace di motivare e coinvolgere i collaboratori. Solo un cambiamento di mentalità potrà invertire questa tendenza».
Verona come specchio di un sistema in affanno
Il quadro che emerge per Verona è quello di un territorio ancora vitale, ma in cerca di un nuovo equilibrio. La capacità di attrarre personale qualificato, riorganizzare i processi interni e investire in digitalizzazione saranno i fattori decisivi per evitare un progressivo disimpegno da parte di chi oggi rappresenta l’ossatura produttiva della regione.
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