Ha da poco compiuto 102 anni e cammina di nuovo senza dolore dopo una frattura al collo del femore. È la storia della signora Maria, residente a Verona, che a fine luglio era caduta in casa riportando una lesione grave. Operata tempestivamente dall’équipe della Uoc di Ortopedia e Traumatologia diretta dal professor Bruno Magnan, ha iniziato subito il percorso di riabilitazione. Dopo soli quattro giorni dall’intervento si muoveva già nel reparto con il deambulatore, sorridente e determinata.
Dimessa dopo dieci giorni di degenza, Maria ha proseguito la fisioterapia a domicilio. All’ultimo controllo, a un mese dall’operazione, la guarigione procede senza complicanze e il recupero è stato definito ottimale.
Il percorso Pdta per le fratture al femore
Il caso della centenaria è stato gestito secondo il Pdta – Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale – per la frattura del collo del femore, attivo dal 2017 nell’azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona. Questo modello prevede una presa in carico multidisciplinare che accompagna il paziente dal pronto soccorso fino alla dimissione, con il supporto di ortopedici, geriatri, anestesisti e altre figure sanitarie. Fondamentale è la check-list ortopedico–geriatrica, che consente di valutare rapidamente la compatibilità del paziente con l’intervento chirurgico e, se necessario, l’intervento di altri specialisti.
Una riabilitazione su misura per l’anziano
Subito dopo l’operazione, Maria è stata seguita dal fisioterapista Simone Patuzzo, che ha avviato un percorso personalizzato. Negli anziani, infatti, la riabilitazione non può seguire protocolli standard: devono essere considerati fattori cognitivi, nutrizionali, sociali e la presenza di plurimorbidità. Questo approccio, che integra fisiatra, fisioterapista, infermiere, psicologo e caregiver, consente un recupero più rapido e sicuro, riducendo dolore, complicanze e isolamento sociale.
La tempestività come fattore decisivo
Secondo la professoressa Elena Manuela Samaila, la paziente è stata operata entro le “golden hours”, le prime 48 ore dal trauma, come indicano le linee guida. Questa scelta riduce significativamente mortalità e complicanze post-operatorie, favorendo il recupero funzionale e contenendo i costi sociali e sanitari.
Il direttore della Uoc Recupero e Riabilitazione Funzionale, dottor Ermes Vedovi, ha sottolineato l’importanza di un intervento multidimensionale, che non si limiti alla parte ortopedica, ma integri anche aspetti psicologici e relazionali. La riabilitazione precoce e personalizzata, ha aggiunto, rappresenta oggi un modello che segue le più recenti linee guida nazionali e che può essere replicato come buona pratica in altri ospedali.
Una sfida per la sanità del futuro
Con l’aumento dell’aspettativa di vita, cresce anche la percentuale di persone a rischio di frattura del femore e disabilità. L’esperienza veronese dimostra come un approccio tempestivo, integrato e personalizzato non solo restituisca autonomia ai pazienti, ma riduca i costi e migliori gli esiti clinici. Un modello che oggi rappresenta una realtà unica in Italia e che indica la strada per affrontare una delle dieci principali cause di disabilità nel mondo.
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