Il mercato del lavoro veneto registra un cambiamento significativo all’interno delle imprese guidate da titolari di cittadinanza cinese, in particolare nei comparti tradizionalmente più coinvolti: tessile-abbigliamento, occhialeria e calzaturiero. Secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro, si tratta di una diminuzione marcata e rapida degli occupati, concentrata soprattutto nell’ultimo anno e mezzo.
Tra il 2019 e maggio 2025, si contano circa 900 posizioni lavorative in meno in aziende a titolarità cinese, di cui 800 solo nel tessile, settore che storicamente ha rappresentato il cuore dell’imprenditoria cinese in Veneto. La flessione riguarda principalmente operai part-time impiegati in imprese di connazionali, spesso inquadrati in un sistema economico e produttivo chiuso, dove datori di lavoro e dipendenti condividono la stessa origine.
La comunità cinese in Veneto, composta da oltre 36.500 residenti regolari, rappresenta circa il 7,3% della popolazione straniera nella regione. Negli ultimi anni, è emersa una forte tendenza all’autoimprenditorialità , soprattutto nei settori del commercio e della ristorazione, ma una parte rilevante continua a operare come lavoratori dipendenti, soprattutto nelle filiere industriali locali.
Tuttavia, i dati raccolti dall’Osservatorio rivelano che le uscite da questi settori non sono state compensate da un adeguato ricollocamento, né all’interno dello stesso comparto né nel passaggio verso il terziario. Molti lavoratori, infatti, non risultano reinseriti nel mercato formale, e per una parte di essi si ipotizza il trasferimento in altre regioni o l’ingresso nel lavoro sommerso.
Il rallentamento è visibile anche in comparti che fino al 2023 avevano mostrato segnali positivi, come l’occhialeria e il calzaturiero, dove si registra una riduzione nelle assunzioni e un aumento delle cessazioni contrattuali. La natalità e mortalità aziendale, molto elevata nel sistema cinese, accentua questo fenomeno, rendendo difficile prevedere l’evoluzione futura.
L’assessore regionale al Lavoro, Valeria Mantovan, ha sottolineato come questi numeri siano «il riflesso di una trasformazione profonda del sistema produttivo locale», aggiungendo che la situazione richiede un monitoraggio continuo per comprendere le scelte di una comunità che in passato ha dimostrato grande capacità di adattamento.
Secondo lo studio, solo una minoranza dei lavoratori fuoriusciti riesce a ricollocarsi entro un mese nel mercato del lavoro dipendente regionale. Il passaggio verso altri settori o territori è limitato, e le autorità si interrogano sulla destinazione di questi lavoratori: quanti si spostano? Quanti si inseriscono nel lavoro irregolare?
Il quadro delineato dallo studio evidenzia la necessità di strumenti conoscitivi aggiornati, per poter intervenire in modo mirato e tempestivo. Come ha concluso l’assessore Mantovan, «conoscere per governare» è la chiave per affrontare i cambiamenti in atto e preservare la tenuta del sistema socio-economico regionale.
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