Villafranca, prima donazione di placenta al Magalini: cura e rigenerazione da un gesto di vita

Dopo il Fracastoro, anche l’ospedale di Villafranca aderisce al progetto dell’Ulss 9. La membrana amniotica donata aiuta a trattare ustioni, ulcere e patologie oculari

Anche l’ospedale Magalini di Villafranca entra a far parte del programma di donazione della placenta promosso dall’Ulss 9 Scaligera, e nei giorni scorsi ha accolto la prima donazione volontaria. Si tratta del secondo presidio ospedaliero della provincia di Verona, dopo il Fracastoro di San Bonifacio, a offrire questa possibilità. A breve, seguirà anche il Mater Salutis di Legnago, dove sono in corso incontri propedeutici all’avvio.

La placenta è un organo fondamentale durante la gravidanza, poiché nutre e protegge il feto. Dopo il parto, però, può assumere un nuovo e prezioso ruolo: quello terapeutico. Dalla sua membrana amniotica, infatti, si possono ottenere foglietti ad alto valore clinico, impiegati in campo chirurgico per curare ustioni, ulcere croniche, lesioni oculari e anche nella chirurgia plastica e ricostruttiva. La membrana ha proprietà rigenerative, antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Il progetto è coordinato dal Dipartimento materno infantile dell’Ulss 9, guidato dal pediatra Mauro Cinquetti, che ha riferito i primi dati: «Dall’inizio del piano abbiamo avuto 32 donne che hanno scelto la donazione. Finora, sono state effettuate 24 donazioni, inviate alla Banca regionale dei tessuti di Treviso».

Ma non tutte le donazioni sono possibili. Per garantire l’integrità del tessuto, la placenta può essere prelevata solo in caso di parto cesareo programmato e in gravidanze fisiologiche. Sono esclusi i parti naturali o i cesarei d’urgenza, in quanto non garantiscono le condizioni sterili necessarie per il prelievo.

La procedura richiede il coinvolgimento di tre reparti: il gruppo per il prelievo di organi e tessuti dell’Ulss, il personale medico e ostetrico delle ginecologie coinvolte, e il team delle sale operatorie. Una sinergia ospedaliera che consente di valorizzare un materiale biologico altrimenti inutilizzato.

È importante distinguere la donazione della placenta da quella del cordone ombelicale. Quest’ultima, infatti, è legata al prelievo di sangue e di cellule staminali, ed è attiva da tempo presso il centro trasfusionale di Verona. La placenta, invece, è un tessuto, e la sua lavorazione è destinata a finalità chirurgiche e rigenerative, non cellulari.

La donazione è volontaria, gratuita e sicura, e rappresenta un’occasione concreta per trasformare il momento della nascita in un atto di solidarietà e cura, con un impatto reale sulla salute di altri pazienti.

Redazione

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