Verona perde negozi ma cresce nella ristorazione: 23% in meno in 12 anni

Secondo Confcommercio, il commercio al dettaglio è in crisi: in aumento hotel, ristoranti e affitti brevi

Verona si colloca al 61° posto tra gli oltre 7.900 comuni italiani per perdita di negozi al dettaglio tra il 2012 e il 2024. A registrarlo è l’Osservatorio della demografia d’impresa curato da Confcommercio e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, che evidenzia una diminuzione del 23,3% delle attività commerciali tradizionali sul territorio scaligero.

Nel dettaglio, fuori dal centro storico, le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 1.648 nel 2012 a 1.209 nel 2024, mentre in centro città il calo è stato da 713 a 565 attività nello stesso periodo. Una flessione costante, acuita anche nel confronto più recente: dal 2019, Verona ha perso oltre 250 negozi nelle aree esterne al centro e 70 in quelle centrali.

Parallelamente, crescono le imprese legate alla ristorazione e all’ospitalità. I numeri mostrano un’inversione di tendenza rispetto al commercio tradizionale. Fuori dal centro, gli esercizi come bar, ristoranti e alberghi sono saliti da 907 a 1.054 attività in dodici anni, mentre nel centro storico si è passati da 553 a 682 unità. Un’espansione che si spiega anche con l’aumento della domanda turistica e l’esplosione degli affitti brevi, che ha modificato la fisionomia economica delle città d’arte.

“La desertificazione commerciale si fa sentire sempre di più”, commenta Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona. A pesare, secondo l’associazione, sono diversi fattori strutturali: inflazione, calo dei consumi, affitti elevati, difficoltà di reperimento del personale e crescita dell’e-commerce, che hanno contribuito a svuotare il tessuto commerciale storico, lasciando spazio a forme di impresa più compatibili con il nuovo contesto economico.

Anche Nicola Dal Dosso, direttore generale dell’associazione, lancia l’allarme: “Il rischio è che la desertificazione colpisca non solo i centri ma anche le periferie, compromettendo la coesione sociale e la sicurezza urbana”. Per questo, Confcommercio rilancia la necessità di politiche mirate a sostenere la vitalità urbana, puntando su accessibilità, servizi e riqualificazione, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali.

Il fenomeno non riguarda solo Verona ma tutto il Veneto. A livello regionale, nei centri storici si contano 907 negozi in meno rispetto al 2012, e 1.643 fuori dai centri, con dati in calo anche rispetto al 2019. L’unico segmento in crescita nel commercio al dettaglio riguarda le farmacie, le applicazioni informatiche e le telecomunicazioni, insieme al commercio fuori da negozi fisici. Perdono invece terreno gli esercizi alimentari, i distributori di carburante, i tabaccai e il commercio ambulante.

Nel comparto ricettivo, crescono soprattutto i servizi di alloggio alternativi, come case vacanza e B&B, mentre gli hotel tradizionali restano stabili. In crescita anche i ristoranti, a fronte di un calo dei bar, che non riescono a reggere i nuovi modelli di consumo e la pressione inflattiva.

Redazione

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