Il 2025 si è aperto con un ulteriore aumento delle rette nelle case di riposo del Veronese, aggravando una situazione economica già critica per molte famiglie. Secondo lo Spi Cgil di Verona, le spese a carico degli ospiti e dei loro cari sono cresciute di 360-1.300 euro all’anno, che si sommano ai già elevati costi, mediamente compresi tra 23mila e 26mila euro annui per ogni ospite.
Motivi dei rincari
I nuovi aumenti, compresi tra 1 e 3,5 euro al giorno, sono attribuiti principalmente al caro energia e agli adeguamenti contrattuali del personale. Tuttavia, lo Spi Cgil sottolinea che la compartecipazione pubblica attraverso la quota sanitaria regionale rimane ferma a 52 euro al giorno, con un incremento del 10% solo per le strutture che accolgono pazienti affetti da malattie neurodegenerative. Questo squilibrio lascia il peso maggiore dei costi sulle spalle delle famiglie.
Costi e conseguenze per le famiglie
Nel Veneto, la retta media nelle case di riposo per non autosufficienti si aggira sui 2.200 euro al mese, ma in caso di necessità può arrivare fino a 4.000 euro mensili. Questa situazione sta mettendo in difficoltà migliaia di famiglie, già provate dall’inflazione e dai salari stagnanti.
Secondo Adriano Filice, segretario generale dello Spi Cgil Verona, «l’invecchiamento della popolazione è un problema collettivo che non può ricadere solo sui bilanci familiari. Serve un intervento pubblico più incisivo, soprattutto per i casi gravi che richiedono assistenza sanitaria prevalente». Filice ha inoltre evidenziato che i costi insostenibili stanno spingendo molte persone, soprattutto giovani e donne, a rinunciare al lavoro per occuparsi degli anziani in famiglia, ostacolando così lo sviluppo sociale ed economico del territorio.
Un sistema da riformare
Le case di riposo, spesso definite “piccoli ospedali”, forniscono cure a costi molto inferiori rispetto a quelli ospedalieri. Tuttavia, la riorganizzazione regionale ha portato alla chiusura di alcune sezioni specialistiche, come quelle di Alta Protezione Alzheimer, aumentando ulteriormente il carico sulle famiglie.
La richiesta del sindacato
Lo Spi Cgil chiede un confronto urgente con il Comune di Verona e l’Ulss 9 per affrontare questa emergenza e ribadisce la necessità di un intervento nazionale per sostenere la riforma sull’invecchiamento. La recente Prestazione universale, entrata in vigore a gennaio 2025, viene giudicata insufficiente per far fronte alla complessità del
problema.
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