Investire nella conoscenza, rafforzare la ricerca scientifica e creare nuove opportunità affinché giovani, studenti e ricercatori scelgano Verona per costruire il proprio futuro. Sono queste le priorità emerse durante l’inaugurazione del 44° anno accademico dell’Università di Verona, celebrata giovedì 5 novembre nell’aula magna del Polo Zanotto.
L’appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, docenti, studenti e personale universitario, diventando un’occasione per presentare i programmi di sviluppo dell’ateneo e delineare le prospettive per il prossimo triennio.
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e il sindaco di Verona Damiano Tommasi. Al centro degli interventi, il ruolo strategico dell’università nella crescita economica, sociale e culturale del territorio.
La rettrice Chiara Leardini ha illustrato un programma di investimenti superiore ai 77 milioni di euro per il periodo 2026-2028, con una quota di oltre 33 milioni destinata direttamente alla ricerca. Tra gli annunci più significativi anche il Graduation day del 7 maggio 2027, che porterà circa 3.700 laureati all’interno dell’Arena di Verona.
Fontana, Stefani e Tommasi: l’università come motore di sviluppo
La presenza delle principali autorità istituzionali ha confermato l’importanza attribuita all’ateneo veronese nel panorama regionale e nazionale.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha posto l’accento sul valore della formazione e della ricerca scientifica, considerate strumenti fondamentali per affrontare le sfide della società contemporanea.
Nel suo intervento ha evidenziato come la conoscenza e la capacità di ragionamento rappresentino risorse essenziali per contrastare numerose problematiche globali. Da qui l’invito a sostenere maggiormente gli atenei e a riconoscere il valore dello studio, sia per la crescita individuale sia per il benessere collettivo.
Fontana ha inoltre espresso soddisfazione per i progetti avviati dall’Università di Verona, sottolineando il legame con il territorio e l’importanza della crescita dell’istituzione accademica per l’intera comunità.
Anche il governatore Alberto Stefani ha ribadito la volontà della Regione di rafforzare il sistema universitario e creare condizioni favorevoli per trattenere i giovani talenti.
In particolare, ha ricordato il recente protocollo sottoscritto con le università venete, attraverso il quale sono stati messi a disposizione 30 milioni di euro per rendere il Veneto più attrattivo per studenti, ricercatori e neolaureati.
Il programma punta anche a favorire il rientro di chi ha lasciato il territorio per motivi di studio o lavoro e a promuovere dottorati industriali in collaborazione con le aziende più innovative.
Il sindaco Damiano Tommasi ha invece richiamato la necessità di superare una narrazione dei giovani concentrata esclusivamente sulle difficoltà, riconoscendo il patrimonio di competenze e potenzialità presente nelle scuole e negli atenei.
Secondo il primo cittadino, investire in cultura e formazione rappresenta una delle strategie più efficaci per costruire il futuro, mentre alle istituzioni spetta il compito di offrire servizi, opportunità e condizioni di vita adeguate alle aspettative delle nuove generazioni.
Oltre 77 milioni di investimenti, più risorse per la ricerca
Nel corso della relazione inaugurale, Chiara Leardini ha illustrato le principali linee di sviluppo dell’ateneo, riunite nell’Agenda territori attrattivi e collegate al programma di mandato e al Piano strategico universitario.
Il progetto prevede una disponibilità superiore a 77 milioni di euro nel triennio 2026-2028. Di questi, oltre 33 milioni saranno destinati specificamente alla ricerca, mentre fondazioni, imprese, istituzioni e cittadini potranno contribuire attraverso ulteriori finanziamenti e iniziative.
La strategia si articola in tre aree principali: Student talent, Research talent e CampusUnivr. I tre ambiti riguardano rispettivamente il miglioramento della formazione, il potenziamento delle attività scientifiche e l’innalzamento della qualità della vita all’interno dell’università.
L’ateneo conta attualmente oltre 30mila persone, 101 corsi di laurea e circa 6mila laureati ogni anno. Numeri che testimoniano la dimensione raggiunta dall’istituzione e il suo ruolo nella formazione delle professionalità richieste dal mercato del lavoro.
Anche gli indicatori occupazionali restituiscono un quadro positivo. Secondo il rapporto AlmaLaurea 2026, a cinque anni dal conseguimento del titolo risulta occupato il 96,9% dei laureati magistrali.
La classifica Censis 2026/2027 colloca inoltre l’Università di Verona all’undicesimo posto tra gli atenei statali di grandi dimensioni, con il primo posto nell’indicatore relativo all’occupazione dei laureati.
Nuovi ricercatori e borse di dottorato più consistenti
Una parte significativa del programma riguarda il rafforzamento delle attività scientifiche e l’inserimento di nuove figure professionali.
Negli ultimi cinque anni l’università ha ottenuto 600 progetti competitivi a livello nazionale ed europeo. Per il prossimo triennio sono previste 78 nuove posizioni da ricercatore, un numero che potrebbe raggiungere almeno quota 100 con la piena attuazione del piano.
Le risorse complessivamente destinate all’innovazione e all’inserimento di personale qualificato ammonteranno a circa 40 milioni di euro.
Tra le misure già introdotte figurano anche interventi a favore dei dottorandi. L’importo delle borse mensili è stato aumentato di 100 euro netti ed è stata prevista l’esenzione dal contributo annuale di iscrizione.
Particolare attenzione è stata riservata alla ricerca di base attraverso l’istituzione del fondo Curiosity driven, pensato per sostenere progetti scientifici che nascono dalla curiosità e dalla volontà di esplorare nuove conoscenze, anche quando non esiste ancora un’applicazione pratica immediata.
Leardini ha sottolineato che la libertà scientifica deve comprendere anche la possibilità di sviluppare idee senza essere obbligati a dimostrarne immediatamente l’utilità. Una scoperta può infatti produrre risultati importanti anche molti anni dopo, con applicazioni in campo medico, tecnologico e sociale.
Alloggi, nuovi spazi e servizi per gli studenti
Accanto agli investimenti nella didattica e nella ricerca, il programma CampusUnivr punta a migliorare le condizioni di permanenza degli studenti e a rendere Verona una città sempre più attrattiva per chi sceglie di frequentare l’università.
Tra le iniziative previste figurano nuove Agorà dedicate alla comunità studentesca, il progetto abitativo Campus Living nella sede di Ca’ Vignal e la realizzazione di una International House.
L’ateneo intende inoltre rafforzare la collaborazione con l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario e con le istituzioni locali per ampliare la disponibilità di alloggi.
Attualmente sono quasi mille i posti letto disponibili a tariffe calmierate. Un patrimonio abitativo che rappresenta un elemento importante per affrontare il problema degli affitti e facilitare l’accesso agli studi universitari.
Durante la cerimonia è stata presentata anche la piattaforma Sostieni Univr, attraverso la quale cittadini, imprese e sostenitori potranno contribuire economicamente a specifici progetti o aree di intervento dell’università.
Il Graduation day 2027 sarà celebrato nell’Arena di Verona
Tra gli annunci più significativi della giornata c’è quello relativo alla prossima edizione del Graduation day.
L’appuntamento è fissato per il 7 maggio 2027 e si svolgerà all’interno dell’Arena di Verona, con il coinvolgimento previsto di circa 3.700 laureate e laureati.
L’iniziativa sarà aperta anche alle famiglie, alle istituzioni e alla cittadinanza, trasformando uno dei monumenti simbolo della città in uno spazio dedicato alla formazione e ai risultati raggiunti dalle nuove generazioni.
L’obiettivo, come spiegato dalla rettrice, è mettere in relazione la storia millenaria di Verona con la conoscenza prodotta dall’università, riconoscendo nei giovani laureati una componente fondamentale dello sviluppo futuro del territorio.
La lezione di Francesca Dominici tra salute, ambiente e intelligenza artificiale
La cerimonia ha ospitato anche la lectio magistralis di Francesca Dominici, docente di biostatistica alla Harvard T.H. Chan School of Public Health e direttrice della Harvard Data Science Initiative.
Il suo intervento, intitolato Conoscere per decidere. Dall’evidenza scientifica alle decisioni che generano impatto, ha approfondito il rapporto tra ricerca, politiche pubbliche e scelte strategiche in ambito sanitario e ambientale.
Tra gli studi presentati, uno dedicato a quasi 68 milioni di beneficiari del programma Medicare negli Stati Uniti ha evidenziato come una riduzione di 10 microgrammi per metro cubo di particolato fine PM2,5 possa essere associata a una diminuzione della mortalità compresa tra il 6% e il 7%.
Dominici ha affrontato anche le conseguenze ambientali della crescita dei data center utilizzati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Secondo le stime illustrate, negli Stati Uniti queste infrastrutture comporterebbero consumi annuali pari a circa 45 milioni di tonnellate di anidride carbonica e 300 miliardi di litri d’acqua. Circa il 75% dell’impronta idrica sarebbe riconducibile alla produzione di energia elettrica.
Dati che evidenziano l’importanza di utilizzare le conoscenze scientifiche per orientare le decisioni relative alla localizzazione degli impianti e alla gestione delle risorse naturali.
MapNot, un progetto da oltre 1,3 milioni per studiare i manoscritti umanistici
Spazio anche alla presentazione di progetti innovativi sviluppati all’interno dell’ateneo. Tra questi MapNot, illustrato da Cecilia Sideri, ricercatrice del dipartimento di Culture e civiltà.
L’iniziativa si concentra sullo studio dei notabilia, ovvero le annotazioni marginali utilizzate dagli umanisti per organizzare e approfondire le informazioni contenute nei testi.
Il progetto prevede l’analisi di oltre 3mila documenti tra manoscritti, incunaboli e cinquecentine.
Finanziato dal Fondo italiano per la scienza con oltre 1,3 milioni di euro, coinvolgerà sette ricercatrici e ricercatori e proseguirà fino a gennaio 2029.
Studenti e personale chiedono maggiori investimenti
La cerimonia ha lasciato spazio anche alle osservazioni dei rappresentanti della comunità universitaria, che hanno portato all’attenzione alcune criticità ancora presenti.
Irene Lupi, presidente del Consiglio studentesco, ha richiamato i problemi legati all’insufficienza delle borse di studio, al costo degli affitti e al finanziamento del sistema universitario e della ricerca.
La rappresentante ha inoltre sollevato una questione relativa all’autonomia della ricerca pubblica, chiedendo che le risorse non siano orientate esclusivamente verso le esigenze del sistema produttivo e delle imprese.
Sul tema del lavoro è intervenuto Alberto Maria Arena Agostino, rappresentante del personale tecnico-amministrativo, che ha evidenziato l’importanza di valorizzare le professionalità presenti nell’ateneo e accompagnare il ricambio generazionale.
Secondo il rappresentante, la continuità dell’università dipende anche dal riconoscimento delle competenze e dell’esperienza delle persone che lavorano quotidianamente dietro le quinte.
La mattinata si è conclusa con la dichiarazione ufficiale di apertura del 44° anno accademico da parte della rettrice, accompagnata dall’esecuzione del Gaudeamus igitur da parte del coro universitario e dal brindisi finale.
L’inaugurazione ha così delineato un percorso che punta a rafforzare il ruolo dell’Università di Verona nella ricerca internazionale, nella formazione e nello sviluppo del territorio, con l’obiettivo di offrire alle nuove generazioni opportunità concrete per studiare, lavorare e costruire il proprio futuro in Veneto.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.