Verona, nuovo presidio per Moussa Diarra: si chiede verità sulla morte

Il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra e la Comunità maliana in Italia si sono riuniti davanti alla stazione di Porta Nuova. Al centro della mobilitazione, le indagini sulla morte del ventiseienne e l’incidente probatorio fissato per il 19 novembre.

Moussa Diarra

Un presidio davanti alla stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova per rinnovare la richiesta di verità e giustizia sulla morte di Moussa Diarra, il giovane originario del Mali ucciso il 20 ottobre 2024 da un colpo d’arma da fuoco esploso da un agente della polizia ferroviaria.

La manifestazione si è svolta nella mattinata di sabato 24 ottobre, a poco più di due anni dalla morte del ventiseienne. A promuoverla sono stati il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra e i rappresentanti della Comunità maliana in Italia, che hanno scelto di ritrovarsi proprio nel luogo in cui il giovane perse la vita.

Durante l’iniziativa, i partecipanti hanno tracciato sull’asfalto una sagoma umana, gesto simbolico volto a mantenere viva la memoria di Diarra e a richiamare l’attenzione pubblica sugli sviluppi dell’inchiesta.

Il presidio si inserisce in un percorso di mobilitazione portato avanti da chi, fin dai primi momenti successivi alla tragedia, ha chiesto che le circostanze dell’accaduto vengano ricostruite in modo completo e trasparente.

Le indagini sull’agente e le contestazioni della famiglia

La vicenda giudiziaria riguarda l’intervento della polizia ferroviaria culminato con lo sparo che ha colpito mortalmente il giovane maliano. L’agente che ha esploso il colpo risulta indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Anche un suo collega è coinvolto nell’inchiesta: entrambi sono indagati per presunti tentativi di depistaggio.

Secondo la versione fornita dal poliziotto che ha sparato, il colpo sarebbe stato esploso per reagire a un’aggressione da parte di Diarra, che sarebbe stato armato di un coltello. Questa ricostruzione è stata contestata dai familiari e dagli amici del giovane, che chiedono ulteriori approfondimenti per chiarire la dinamica dei fatti.

Le diverse posizioni dovranno essere valutate nell’ambito delle indagini e degli eventuali successivi sviluppi processuali. Al momento, le contestazioni formulate nei confronti degli agenti costituiscono ipotesi investigative e non equivalgono a un accertamento definitivo delle responsabilità.

Per il Comitato e per la Comunità maliana, è fondamentale che ogni elemento disponibile venga esaminato con attenzione, così da ricostruire quanto avvenuto nei minuti precedenti e successivi allo sparo.

Respinta la richiesta di archiviazione

Un passaggio rilevante nel percorso giudiziario è rappresentato dalla decisione della giudice Livia Magri di respingere la richiesta di archiviazione. La scelta ha aperto la strada a ulteriori approfondimenti investigativi, con particolare attenzione agli elementi utili a chiarire le circostanze della morte.

Nel corso del presidio, Eleonora Puglisi, esponente del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra, ha richiamato l’attenzione proprio su questo sviluppo. La decisione del giudice è stata accompagnata dalla fissazione di un incidente probatorio per il 19 novembre, appuntamento considerato importante per l’acquisizione e la verifica di elementi rilevanti nell’inchiesta.

L’incidente probatorio consentirà di procedere secondo le modalità previste dal codice di procedura penale per assumere prove durante la fase delle indagini preliminari, con le garanzie previste per le parti coinvolte.

Per chi chiede giustizia per Diarra, questo passaggio rappresenta un’occasione per approfondire aspetti della vicenda che, secondo il Comitato, necessitano ancora di risposte.

Telecamere e filmati al centro degli accertamenti

Tra gli elementi al vaglio degli investigatori figurano le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della stazione ferroviaria e un filmato realizzato dagli stessi agenti poco prima dell’arrivo dei soccorsi.

Il materiale audiovisivo potrebbe contribuire a ricostruire la sequenza degli eventi e a verificare le diverse versioni relative all’intervento. Proprio per questo, il Comitato insiste sulla necessità che le immagini vengano analizzate in modo accurato dalle autorità competenti.

L’esame dei filmati rappresenta uno degli aspetti centrali degli approfondimenti richiesti, insieme alla valutazione degli altri elementi raccolti nel corso dell’inchiesta. La ricostruzione della dinamica richiede infatti che ogni informazione disponibile venga confrontata con le testimonianze e con gli ulteriori riscontri investigativi.

La verifica delle immagini e l’incidente probatorio del 19 novembre sono due passaggi importanti nel percorso volto a chiarire le circostanze della morte di Moussa Diarra.

La richiesta di verità e giustizia continua

Il presidio davanti a Porta Nuova ha riportato l’attenzione sulla vicenda e sulle domande ancora aperte. La sagoma disegnata sull’asfalto ha rappresentato un gesto di memoria e protesta, accompagnando la richiesta dei partecipanti di fare piena luce sulla morte del giovane maliano.

Il Comitato e la Comunità maliana in Italia chiedono che gli accertamenti proseguano senza trascurare alcun elemento utile. L’obiettivo dichiarato è ottenere una ricostruzione completa dei fatti e consentire che le eventuali responsabilità vengano accertate nelle sedi competenti.

In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, la vicenda resta al centro dell’attenzione di familiari, amici e attivisti, che continuano a chiedere risposte sulle circostanze in cui Diarra è stato ucciso.

Redazione

Seguici su

Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Teatro Nuovo di Verona
Dal 27 ottobre al 1° novembre il Teatro Nuovo ospita “Una delle ultime sere di...
Le mura di Verona filmato
Un documentario di 40 minuti ripercorre la storia della città fortificata, dall'epoca romana al dominio...
La polizia di Stato di Verona ha espulso un cittadino moldavo di 34 anni risultato...

Altre notizie