Una dirigente medica dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona è stata sospesa dall’esercizio della professione per nove mesi nell’ambito di un’indagine per presunta truffa e falsità ideologica. Il provvedimento cautelare interdittivo è stato eseguito dai carabinieri di Verona l’8 ottobre 2026, in seguito alle attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una presunta gestione irregolare di alcune prestazioni sanitarie effettuate tra giugno e luglio 2025. Secondo l’ipotesi investigativa, la professionista avrebbe ricevuto direttamente dai pazienti il pagamento in contanti per visite ed esami, senza procedere alla registrazione ufficiale degli incassi come prestazioni libero-professionali. Le stesse attività sarebbero state successivamente inserite nella documentazione come prestazioni erogate attraverso il servizio sanitario nazionale.
Le contestazioni riguardano sia i presunti pagamenti non registrati sia la documentazione sanitaria relativa alla tipologia delle prestazioni effettuate. L’accusa ipotizza inoltre un danno economico per l’azienda ospedaliera, che avrebbe corrisposto alla dirigente un’indennità collegata all’attività libero-professionale.
Le indagini dei carabinieri e il provvedimento della Procura
L’attività investigativa si è svolta tra agosto e dicembre 2025 e avrebbe permesso agli inquirenti di ricostruire una serie di episodi ritenuti meritevoli di approfondimento.
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura di Verona ha disposto la misura cautelare interdittiva, successivamente eseguita dai carabinieri. Il provvedimento prevede il divieto di esercitare la professione medica per nove mesi nei confronti della dirigente coinvolta.
La misura si inserisce nell’ambito di un procedimento penale nel quale la professionista è indicata come gravemente indiziata dei reati contestati. Le accuse dovranno essere valutate nelle successive fasi giudiziarie e non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza.
Gli accertamenti avrebbero riguardato soprattutto le modalità con cui sarebbero state gestite alcune visite e la corrispondenza tra le prestazioni effettivamente svolte, i pagamenti ricevuti e le registrazioni presenti nei sistemi sanitari.
Visite private e prestazioni del servizio sanitario nazionale
Secondo la ricostruzione investigativa, la dirigente sarebbe stata autorizzata a svolgere attività libero-professionale intramoenia, una modalità che consente ai medici dipendenti del servizio sanitario pubblico di effettuare prestazioni a pagamento nel rispetto delle regole previste.
L’ipotesi accusatoria è che alcune prestazioni siano state gestite al di fuori delle procedure previste. La professionista avrebbe ricevuto direttamente dai pazienti il compenso in contanti, senza registrare ufficialmente tali pagamenti, mentre gli accertamenti clinici sarebbero stati inseriti come prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale.
Questa presunta discordanza tra attività svolta, pagamento e registrazione amministrativa costituisce uno degli aspetti centrali dell’indagine.
Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato possibili irregolarità nella documentazione sanitaria, con particolare riferimento alla natura e alla tipologia delle prestazioni mediche indicate.
L’inchiesta punta quindi a chiarire se le registrazioni siano state utilizzate per rappresentare in modo non veritiero le attività effettivamente svolte e per ottenere compensi non dovuti.
Il presunto danno economico all’azienda ospedaliera
Tra gli elementi ricostruiti dagli inquirenti figurano anche le somme che la dirigente avrebbe percepito e quelle che sarebbero state versate direttamente dai pazienti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la presunta condotta avrebbe consentito alla professionista di ottenere dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata un’indennità lorda annua pari a 17.599 euro, collegata allo svolgimento dell’attività libero-professionale.
A questa cifra si aggiungerebbero 380 euro complessivi che sarebbero stati incassati direttamente da quattro pazienti per le prestazioni oggetto degli accertamenti.
Gli importi rappresentano gli elementi economici indicati nella ricostruzione investigativa e non costituiscono, da soli, una quantificazione definitiva di un eventuale danno accertato in sede giudiziaria.
Le verifiche mirano a stabilire se i pagamenti e le registrazioni siano avvenuti in violazione delle procedure previste e se la condotta ipotizzata abbia determinato un indebito vantaggio economico per la professionista.
L’ipotesi di falsità ideologica nella documentazione sanitaria
Oltre alla presunta truffa, alla dirigente vengono contestati anche fatti riconducibili all’ipotesi di falsità ideologica.
Questo profilo dell’indagine riguarda la presunta non corrispondenza tra quanto riportato nella documentazione sanitaria e la natura delle attività mediche che sarebbero state effettivamente eseguite.
La corretta registrazione delle prestazioni costituisce un elemento rilevante per la gestione amministrativa delle visite, la rendicontazione economica e la distinzione tra attività svolte in regime libero-professionale e prestazioni a carico del servizio sanitario pubblico.
Gli accertamenti dovranno verificare le singole registrazioni contestate e ricostruire le responsabilità sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori.
Sospensione per nove mesi, in attesa degli sviluppi giudiziari
La misura eseguita l’8 ottobre impedisce alla dirigente di esercitare la professione medica per il periodo stabilito dal provvedimento cautelare. La decisione è stata adottata nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Verona e condotta dai carabinieri.
La vicenda resta ora affidata agli sviluppi del procedimento penale, nel quale dovranno essere esaminate le contestazioni relative ai presunti pagamenti in contanti, alla registrazione delle prestazioni e alla documentazione sanitaria.
La sospensione cautelare non equivale a una condanna definitiva: la responsabilità penale della professionista dovrà essere accertata nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.
L’indagine si concentra dunque sulla presunta gestione irregolare di visite libero-professionali e sulle conseguenze economiche che tale condotta avrebbe prodotto. Saranno gli ulteriori accertamenti e il successivo percorso giudiziario a stabilire la fondatezza delle accuse.
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