Una scelta d’amore per offrire alla propria figlia una nuova possibilità di vita. All’ospedale Borgo Trento di Verona, una donna di 49 anni, Lidia Stan, ha donato un rene alla figlia Iris, 23 anni, affetta da fibrosi cistica. L’intervento è stato eseguito mercoledì e rappresenta una nuova tappa in un percorso sanitario particolarmente complesso, segnato da anni di cure e da precedenti operazioni importanti.
Madre e figlia, entrambe residenti a Val Liona, in provincia di Vicenza, sono attualmente ricoverate in terapia intensiva e resteranno sotto osservazione anche nei prossimi giorni. Le prime ore successive all’intervento sono delicate, ma la famiglia sta affrontando questa fase con la speranza che il trapianto possa aprire nuove prospettive per la giovane.
A raccontare la vicenda è stata Nicole, sorella di Iris, attraverso una testimonianza raccolta dall’agenzia Ansa. Le sue parole restituiscono il significato di una scelta maturata dopo un lungo periodo di attesa e di valutazioni mediche, con entrambi i genitori disponibili a sottoporsi agli accertamenti necessari per verificare la possibilità di una donazione.
Due trapianti bipolmonari prima dell’intervento al rene
Per Iris, il nuovo intervento si inserisce in una storia clinica che l’ha accompagnata fin dall’infanzia. La giovane convive con la fibrosi cistica, una malattia genetica cronica che può compromettere gravemente la funzionalità respiratoria e coinvolgere altri organi.
Nel corso degli anni, la ragazza aveva già affrontato due trapianti bipolmonari, eseguiti a Padova rispettivamente nel 2012 e nel 2019. Operazioni importanti, che avevano segnato tappe decisive nel suo percorso terapeutico.
Successivamente si è resa necessaria una nuova procedura, questa volta per affrontare il problema renale. La possibilità di ricevere un organo dalla madre ha rappresentato un’opportunità concreta per procedere senza dover attendere necessariamente la disponibilità di un rene da donatore deceduto.
La donazione da vivente ha permesso alla famiglia di individuare una strada alternativa alle liste d’attesa, che possono richiedere tempi anche molto lunghi. Secondo quanto riferito da Nicole all’Ansa, l’attesa per un trapianto può arrivare anche a due anni.
La scelta della madre dopo gli accertamenti
Di fronte alla necessità del trapianto, entrambi i genitori si sono resi disponibili a verificare la propria idoneità come donatori. Gli esami clinici hanno permesso di individuare nella madre, Lidia, la candidata più adatta.
La donna è risultata infatti leggermente più in salute e maggiormente compatibile con la figlia, secondo quanto raccontato dalla sorella di Iris. Una volta completate le verifiche e ottenuta l’autorizzazione medica, nei giorni scorsi è arrivato il via libera all’intervento.
La procedura è stata effettuata all’ospedale Borgo Trento di Verona, struttura che segue la giovane da molti anni e che rappresenta un riferimento importante per l’intera famiglia.
La decisione di Lidia si è inserita in un percorso condiviso, accompagnato da valutazioni specialistiche e dalla necessità di individuare la soluzione più adatta alle condizioni della paziente. La donazione da vivente, infatti, richiede accertamenti accurati per tutelare la salute sia di chi dona sia di chi riceve l’organo.
Il risveglio in terapia intensiva e la domanda sulla mamma
Tra i momenti più significativi raccontati da Nicole c’è quello successivo al risveglio di Iris in terapia intensiva. Dopo l’intervento, la prima preoccupazione della ragazza non sarebbe stata rivolta alle proprie condizioni, ma a quelle della madre.
«Come sta la mamma?», avrebbe chiesto Iris appena ripresa conoscenza.
Una domanda semplice, ma particolarmente significativa dopo un’operazione che ha coinvolto entrambe. La sorella ha spiegato che madre e figlia sono doloranti, ma contente di aver finalmente affrontato un intervento atteso da tempo.
«Sono doloranti, però è stata una cosa che aspettavamo da tanto», ha raccontato Nicole, descrivendo le ore successive al trapianto. La permanenza in terapia intensiva consentirà al personale sanitario di monitorare l’evoluzione postoperatoria e le condizioni di entrambe.
Per la famiglia, il superamento dell’intervento rappresenta un passaggio importante dopo anni caratterizzati da terapie, controlli e momenti difficili.
Il trapianto numero 106 a Verona nel 2026
La vicenda di Iris e Lidia si inserisce anche nell’attività del centro trapianti dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. Stando a quanto riportato dall’Ansa, quello eseguito sulla giovane è il 106° trapianto di rene effettuato dalla struttura nel corso del 2026.
Il centro aveva già superato la soglia dei cento interventi all’inizio di ottobre, confermando il ruolo della struttura veronese nell’ambito delle attività di trapianto.
Per Iris, il legame con Borgo Trento è consolidato da tempo: la giovane è seguita nell’ospedale fin da bambina e negli anni ha affrontato qui diverse fasi del proprio percorso di cura.
La testimonianza di Nicole mette in evidenza anche il valore della donazione di organi e della disponibilità dei familiari nei casi in cui sia possibile procedere con un trapianto da vivente.
Dietro l’intervento restano anni di difficoltà e di attesa, ma anche la determinazione di una famiglia che ha cercato una soluzione per affrontare una nuova sfida sanitaria. Ora l’attenzione è rivolta al recupero di entrambe, nella speranza che il trapianto possa offrire a Iris una nuova opportunità.
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