Ciliegia delle Colline Veronesi, svolta per il marchio Igp: coinvolti 54 comuni

Passo decisivo verso il riconoscimento europeo per una delle eccellenze agricole veronesi. A Veronamercato si è conclusa positivamente l'audizione pubblica sul disciplinare di produzione. Il marchio potrebbe garantire maggiore tutela ai produttori, valorizzare il territorio e aprire nuove opportunità commerciali

albero di ciliegio

Ciliegia veronese, il riconoscimento Igp sempre più vicino

La Ciliegia delle Colline Veronesi si avvicina al riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp), un traguardo atteso da decenni che potrebbe rappresentare una svolta per l’economia agricola della provincia di Verona.

Un importante avanzamento è arrivato dalla riunione di pubblico accertamento ospitata nel Centro Congressi Direzionale di Veronamercato, dove produttori, associazioni agricole e rappresentanti istituzionali hanno esaminato e condiviso il disciplinare destinato a regolamentare la futura produzione certificata.

L’esito favorevole dell’incontro consente alla candidatura di proseguire verso le successive verifiche nazionali ed europee, necessarie prima dell’eventuale registrazione ufficiale del marchio.

L’obiettivo è proteggere l’identità di un prodotto profondamente legato alla storia e al paesaggio veronese, offrendo contemporaneamente maggiori garanzie ai consumatori e strumenti di competitività alle aziende agricole.

Un patrimonio agricolo che coinvolge 54 comuni

Il progetto interessa un’area particolarmente estesa della provincia, caratterizzata da condizioni ambientali differenti ma accomunata da una lunga tradizione cerasicola.

Il disciplinare individua 54 comuni veronesi nei quali potranno essere coltivate le ciliegie destinate a ottenere la certificazione.

La zona produttiva comprende principalmente due ambienti: le colline con terreni di origine calcarea e il territorio della Val d’Alpone, contraddistinto da suoli vulcanici e basaltici.

Queste caratteristiche geologiche contribuiscono a definire le peculiarità delle produzioni locali e rappresentano uno degli elementi alla base della richiesta di tutela geografica.

La cerasicoltura costituisce inoltre un’attività importante per il mantenimento del paesaggio rurale, soprattutto nelle zone collinari dove le coltivazioni contribuiscono alla gestione e alla conservazione del territorio.

Secondo i dati riportati dai rappresentanti del settore, la provincia veronese conta oltre 1.200 ettari coltivati a ciliegio e più di 2.300 imprese agricole legate alla cerasicoltura. Altre rilevazioni di comparto indicano oltre 1.300 ettari, più di 1.800 aziende coinvolte e una produzione annua nell’ordine dei 50mila quintali.

Si tratta di dati riferiti a perimetri e rilevazioni differenti, che confermano comunque la rilevanza economica della coltivazione per l’agricoltura locale.

Raccolta manuale e qualità: cosa prevede il disciplinare

Uno degli aspetti fondamentali della candidatura riguarda le regole che dovranno essere rispettate per commercializzare le ciliegie con il futuro marchio Igp.

Il documento definisce le caratteristiche dei frutti appartenenti alla specie Prunus avium L., individuando le varietà ammesse e distinguendole in base al periodo di maturazione.

Sono previste cultivar precocissime, precoci, di media stagione e tardive, così da comprendere le diverse fasi della produzione locale.

Il disciplinare stabilisce inoltre parametri specifici relativi alle dimensioni dei frutti e al contenuto zuccherino, misurato attraverso il grado Brix.

Particolare attenzione viene riservata alle tecniche di raccolta.

Le ciliegie destinate alla certificazione dovranno essere raccolte esclusivamente a mano, secondo quanto previsto dalla proposta approvata durante l’audizione.

Sono disciplinate anche le modalità di confezionamento e le informazioni che dovranno comparire sulle etichette, comprese le indicazioni relative all’origine e all’utilizzo del simbolo europeo Igp.

L’introduzione di regole condivise punta a garantire caratteristiche riconoscibili e controllabili lungo la filiera.

La stagione 2026 tra aumento della produzione e prezzi in difficoltà

Il percorso verso la certificazione assume un significato particolarmente importante alla luce dell’andamento del mercato.

La stagione cerasicola 2026 ha registrato un avvio positivo, con una crescita della produzione stimata intorno al 25% nella fase iniziale della raccolta e quotazioni considerate soddisfacenti fino ai primi giorni di giugno.

Successivamente, però, l’arrivo sui mercati di quantità crescenti di ciliegie provenienti da altre regioni italiane e dall’estero ha modificato lo scenario commerciale.

L’aumento dell’offerta ha esercitato una pressione sui prezzi, che in alcuni casi sono scesi al di sotto dei costi sostenuti dagli agricoltori.

A influenzare gli acquisti hanno contribuito anche le temperature elevate, che hanno favorito la domanda di altri prodotti estivi, come meloni, angurie e pesche, spesso disponibili a prezzi più competitivi.

In questo contesto, la mancanza di un marchio geografico riconoscibile rende più difficile distinguere le ciliegie veronesi dalle produzioni concorrenti.

La futura certificazione potrebbe quindi diventare uno strumento utile per rafforzare l’identificazione del prodotto e sostenere una migliore valorizzazione commerciale.

Coldiretti Verona: un’opportunità per produttori e territorio

Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti del comparto agricolo che hanno seguito il progetto.

Davide Danese, presidente dell’Associazione Cerasicoltori della Ciliegia delle Colline Veronesi, ha evidenziato il valore della collaborazione tra le aziende e le istituzioni, sottolineando come l’esito dell’audizione rappresenti un riconoscimento del lavoro svolto negli anni.

Per i produttori, l’Igp costituisce una possibilità concreta di difendere l’origine delle ciliegie e promuoverne le caratteristiche sui mercati italiani ed europei.

Anche Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, ha richiamato l’importanza economica, sociale e culturale della coltivazione del ciliegio.

Il futuro marchio viene considerato uno strumento di tutela contro la standardizzazione delle produzioni e un mezzo per offrire ai consumatori informazioni più precise sulla provenienza dei frutti.

Giorgio Girardi, responsabile del settore ortofrutticolo di Coldiretti Verona, ha ricordato che il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra agricoltori, tecnici, organizzazioni professionali e amministrazioni pubbliche.

Il riconoscimento non è ancora definitivo, ma l’approvazione del disciplinare rappresenta un avanzamento significativo del procedimento.

Dalla tradizione del Cinquecento alla tutela europea

La coltivazione delle ciliegie nelle colline veronesi possiede radici storiche documentate fin dal XVI secolo.

Nel corso dei secoli, questa produzione è diventata parte integrante dell’identità agricola di numerose comunità, contribuendo a caratterizzare il paesaggio e le attività economiche locali.

Il primo percorso strutturato verso una maggiore tutela risale agli anni Novanta.

Nel 2000 la Ciliegia delle Colline Veronesi è stata inserita nell’Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat), ottenendo un riconoscimento della propria storia produttiva.

La richiesta di certificazione europea rappresenta un ulteriore passaggio, con l’obiettivo di associare formalmente il nome del prodotto a un territorio delimitato e a precise caratteristiche qualitative.

Se la procedura sarà completata positivamente, la ciliegia veronese diventerà la seconda produzione cerasicola del Veneto a ottenere l’Igp, dopo la Ciliegia di Marostica.

Per Verona si tratterebbe inoltre di un nuovo riconoscimento geografico dopo quelli già ottenuti da altre specialità locali, tra cui il Riso Vialone Nano Veronese Igp, il Marrone di San Zeno Dop, il Radicchio di Verona Igp e la Pesca di Verona Igp.

Il sostegno delle istituzioni e dei comuni coinvolti

Alla riunione di Veronamercato hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti regionali ed esponenti delle istituzioni europee.

I funzionari ministeriali Armando Morelli e Beatrice Bernabei hanno illustrato il disciplinare, con il contributo di Alessandra Scudeller della Direzione Agroalimentare della Regione Veneto, che aveva già espresso una valutazione favorevole sulla proposta.

Tra gli interventi istituzionali figurano quelli degli europarlamentari Flavio Tosi e Daniele Polato, che hanno richiamato l’importanza della protezione delle produzioni agricole di qualità e della reciprocità negli scambi commerciali.

Il Comune di Verona è stato rappresentato da Pietro Trincanato, che ha sottolineato il legame tra la coltivazione del ciliegio e la conservazione del territorio.

Luciano Marcazzan, sindaco di San Giovanni Ilarione, ha ricordato il contributo dei sei comuni che hanno dato impulso al progetto: San Giovanni Ilarione, Soave, Monteforte d’Alpone, Vestenanova, Montecchia di Crosara e Roncà.

Sostegno è arrivato anche dai consiglieri regionali Matteo Pressi e Alberto Bozza, che hanno evidenziato le prospettive economiche offerte dalla certificazione e la possibilità di rafforzare la presenza delle ciliegie veronesi sui mercati.

Quali sono i prossimi passaggi per ottenere il marchio Igp

Dopo la conclusione positiva dell’audizione pubblica, la procedura entrerà nelle successive fasi amministrative.

Il Ministero dell’Agricoltura dovrà completare gli adempimenti previsti e procedere alla pubblicazione della proposta nella Gazzetta Ufficiale.

Da quel momento sarà previsto un periodo di 30 giorni per presentare eventuali opposizioni.

Qualora venissero sollevate contestazioni, queste saranno valutate secondo le procedure previste, anche attraverso il confronto con il soggetto richiedente.

Superata la fase nazionale, la documentazione potrà essere trasmessa alla Commissione europea, che esaminerà la domanda e potrà richiedere ulteriori chiarimenti o integrazioni.

Il percorso richiederà ancora diversi mesi e potrebbe protrarsi per almeno un anno, senza che sia attualmente possibile indicare una data certa per il riconoscimento definitivo.

La registrazione europea rappresenterebbe il risultato di un lavoro portato avanti negli ultimi quattro anni con particolare intensità dalle associazioni di categoria e dagli agricoltori.

Per una filiera che negli ultimi decenni ha dovuto affrontare problemi di redditività e il progressivo abbandono di alcune coltivazioni, il marchio Igp potrebbe costituire un’opportunità per rafforzare il valore economico delle produzioni e preservare una tradizione agricola secolare.

Redazione

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