Verona prima in Veneto, ma il recupero fiscale resta limitato
Verona si colloca al primo posto in Veneto nella lotta all’evasione fiscale attraverso le segnalazioni comunali all’Agenzia delle Entrate, ma l’importo recuperato evidenzia quanto sia ancora ridotto il contributo delle amministrazioni locali al contrasto delle irregolarità tributarie.
Nel 2025 il Comune scaligero ha ricevuto 30.125,66 euro, relativi agli accertamenti effettuati nel 2024. Una cifra che gli consente di precedere Vicenza, con 20.871,14 euro, e Venezia, con 16.244,58 euro.
Il primato regionale, tuttavia, assume una dimensione diversa se confrontato con l’entità complessiva dell’evasione fiscale. Secondo l’analisi elaborata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il fenomeno continua infatti a sottrarre ogni anno alle casse pubbliche italiane quasi 107 miliardi di euro.
A fronte di questa situazione, il coinvolgimento degli enti locali appare ancora marginale, nonostante la possibilità di ottenere risorse economiche attraverso la collaborazione con l’amministrazione finanziaria.
In Veneto soltanto 26 Comuni partecipano alle segnalazioni
Il quadro regionale mostra una partecipazione circoscritta. Sono 26 i Comuni veneti che hanno contribuito all’attività di accertamento fiscale, ottenendo complessivamente trasferimenti per circa 111.097 euro.
Nella provincia di Verona, oltre al capoluogo, figurano altre nove amministrazioni che hanno beneficiato del meccanismo di compartecipazione.
Tra gli importi più elevati emergono quelli di Negrar, con 8.006,68 euro, Peschiera del Garda, con 7.966,79 euro, e Fumane, con 7.670,02 euro. Seguono Villafranca di Verona, con circa 4.268 euro, e Cerea, con 2.603,70 euro.
Decisamente inferiori le somme riconosciute a Legnago, pari a 668,54 euro, Boschi Sant’Anna, con 327,31 euro, Bovolone, con 283,56 euro, e Castel d’Azzano, con 107,50 euro.
Questi risultati si inseriscono in un contesto economico nel quale l’evasione fiscale stimata in Veneto raggiunge 8,25 miliardi di euro, equivalenti al 10,01% del Pil regionale.
La distanza tra le dimensioni del fenomeno e le risorse effettivamente recuperate attraverso le segnalazioni comunali rappresenta uno degli aspetti principali evidenziati dalla Cgia.
Evasione fiscale, in Italia collaborano solo 304 amministrazioni
Il problema riguarda l’intero territorio nazionale. Nel 2024, su 7.894 Comuni italiani, appena 304 hanno trasmesso segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate.
Si tratta di una quota inferiore al 4% delle amministrazioni comunali, un dato che conferma la scarsa diffusione di questo strumento di collaborazione istituzionale.
Le somme complessivamente riconosciute ai Comuni che hanno partecipato all’attività di contrasto all’evasione si sono fermate a circa 2,5 milioni di euro.
Il sistema prevede che le amministrazioni locali possano ricevere il 50% delle maggiori somme riscosse definitivamente grazie alle informazioni fornite al Fisco.
Le segnalazioni possono riguardare irregolarità relative a Irpef, Ires, Iva, imposte di registro e tributi ipotecari e catastali.
L’obiettivo è valorizzare la conoscenza diretta del territorio da parte degli enti locali, che possono individuare situazioni difficilmente rilevabili attraverso i soli controlli fiscali ordinari.
Lavoro nero e abusivismo edilizio, gli altri numeri dell’irregolarità
L’indagine della Cgia amplia l’attenzione oltre la mancata dichiarazione dei redditi, considerando altre forme di illegalità economica che incidono sulle entrate pubbliche e sulla concorrenza tra imprese.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il lavoro irregolare, che coinvolge circa 2,6 milioni di persone in Italia.
In Veneto la stima raggiunge 169mila lavoratori in nero, occupati senza le garanzie previdenziali, assicurative e contrattuali previste dalla normativa.
Il ricorso a rapporti di lavoro non dichiarati determina inoltre una perdita di contributi e gettito fiscale, oltre a creare condizioni di concorrenza sfavorevoli per le attività che rispettano gli obblighi di legge.
Un ulteriore ambito critico è rappresentato dall’edilizia. A livello nazionale, l’indice di abusivismo edilizio si attesta al 15%, mentre in Veneto scende al 5,3%.
La regione presenta dunque indicatori più contenuti rispetto alla media italiana, ma la presenza di irregolarità rimane significativa e costituisce un potenziale ambito di intervento per le amministrazioni comunali.
Perché i Comuni faticano a individuare gli evasori
Secondo la Cgia di Mestre, uno dei principali ostacoli all’efficacia delle segnalazioni riguarda la necessità di disporre di personale specializzato e adeguatamente formato.
Non è sufficiente comunicare un semplice sospetto all’Agenzia delle Entrate. Le informazioni devono essere precise, documentate e sostenute da elementi oggettivi che consentano agli uffici finanziari di approfondire la posizione del contribuente.
Questo comporta attività istruttorie che richiedono competenze tecniche, capacità di analisi e conoscenza delle disposizioni tributarie.
Le amministrazioni locali possono intervenire in diversi settori, a partire dalle attività commerciali e professionali esercitate senza partita Iva.
Un altro campo di controllo riguarda gli immobili non dichiarati, le anomalie nel patrimonio edilizio e le residenze fittizie all’estero, utilizzate in alcuni casi per sottrarsi agli obblighi fiscali italiani.
Particolare attenzione può essere riservata anche alle situazioni nelle quali una persona dichiara redditi molto bassi o assenti, pur disponendo di beni e patrimoni che suggeriscono una capacità economica superiore.
L’incrocio delle informazioni già disponibili presso gli uffici comunali potrebbe quindi favorire l’individuazione di posizioni meritevoli di approfondimento da parte dell’amministrazione finanziaria.
Recupero delle imposte, il ruolo delle amministrazioni locali
La collaborazione tra Comuni e Agenzia delle Entrate rappresenta uno strumento che potrebbe contribuire sia al recupero delle risorse pubbliche sia al rafforzamento dei controlli sul territorio.
Il meccanismo economico offre inoltre un incentivo diretto agli enti locali, che possono destinare le somme ricevute al finanziamento dei servizi e delle attività comunali.
Il caso di Verona dimostra che le segnalazioni possono produrre risultati concreti, anche se gli importi attualmente recuperati rimangono contenuti rispetto alla dimensione del fenomeno.
La Cgia richiama quindi l’attenzione sulla necessità di rafforzare le capacità operative delle amministrazioni, soprattutto attraverso la formazione del personale e una maggiore integrazione delle informazioni disponibili.
Il dato nazionale resta particolarmente significativo: oltre il 96% dei Comuni italiani non ha effettuato segnalazioni qualificate nel 2024.
Una partecipazione più ampia potrebbe aumentare il numero delle situazioni sottoposte a verifica, fermo restando che l’effettivo recupero delle imposte dipende dagli accertamenti e dalle successive attività di riscossione dell’Agenzia delle Entrate.
Per il Veneto, e in particolare per il territorio veronese, la questione riguarda dunque non soltanto le somme già incassate, ma anche il potenziale ancora inesplorato della collaborazione tra enti locali e amministrazione finanziaria.
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