La provincia di Verona migliora la propria posizione nella classifica nazionale degli stipendi, ma il progresso non si traduce in un effettivo aumento della capacità di spesa delle famiglie. È quanto emerge dal Geography Index 2026 dell’Osservatorio JobPricing, che mette a confronto le retribuzioni italiane e analizza l’evoluzione dei salari rispetto all’inflazione nel periodo compreso tra il 2015 e il 2025.
Nel territorio scaligero, la retribuzione globale annua media ha raggiunto 33.635 euro nel 2025, consentendo a Verona di conquistare il 19° posto nella graduatoria delle 107 province italiane. Rispetto alla rilevazione precedente, la provincia ha recuperato tre posizioni. Un risultato che conferma una collocazione relativamente favorevole nel panorama nazionale, ma che va letto insieme all’andamento del costo della vita.
Verona seconda in Veneto per retribuzioni
La provincia veronese occupa il secondo posto tra i territori del Veneto, alle spalle di Padova. Quest’ultima guida la classifica regionale con una retribuzione globale annua media di 34.112 euro, corrispondente al 15° posto nazionale e a un avanzamento di quattro posizioni rispetto all’anno precedente.
Verona precede Treviso, che si colloca al 24° posto in Italia con 33.304 euro medi, e Belluno, al 25° con 33.258 euro. Seguono Venezia, in 29ª posizione con 33.133 euro, Vicenza al 33° posto con 33.030 euro e Rovigo al 35° con 32.948 euro.
Il quadro regionale appare quindi piuttosto omogeneo sul fronte dei salari nominali, con differenze contenute tra le diverse province. Il dato veronese, pari a 33.635 euro, rimane vicino sia alla media regionale sia a quella nazionale.
A livello italiano, infatti, la retribuzione globale annua media nel 2025 è stata di 33.798 euro, in crescita del 4,3% rispetto al 2024. Il Veneto si è posizionato all’ottavo posto tra le regioni, con una media di 33.790 euro. La retribuzione annua lorda media regionale è risultata pari a 33.103 euro.
Dieci anni di inflazione hanno ridotto il valore degli stipendi
La classifica delle retribuzioni, tuttavia, racconta soltanto una parte della situazione economica. Per valutare quanto gli stipendi permettano realmente di acquistare beni e servizi, è necessario confrontare la crescita dei salari con quella dei prezzi.
Tra il 2015 e il 2025, in Italia l’inflazione cumulata ha raggiunto il 22,6%, mentre le retribuzioni sono aumentate complessivamente del 14,2%. La differenza tra i due andamenti ha determinato una perdita media di potere d’acquisto pari a 8,4 punti percentuali.
In Veneto il divario è stato ancora più marcato. Nel decennio considerato, i prezzi sono cresciuti del 23,1%, a fronte di un aumento salariale del 9,2%. Il risultato è una contrazione del potere d’acquisto del 13,9%. Secondo il rapporto, la regione ha registrato la seconda performance peggiore in Italia per crescita delle retribuzioni nel periodo, preceduta soltanto dall’Umbria.
Verona tra le province più penalizzate
La situazione della provincia scaligera risulta particolarmente critica nel confronto territoriale. Considerando le 40 province incluse nell’analisi dedicata all’evoluzione del potere d’acquisto, Verona si posiziona al 39° posto, avvicinandosi al fondo della graduatoria.
Dal 2015 al 2025, gli stipendi veronesi sono cresciuti appena del 6,9%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 22,6%. Il differenziale negativo indicato dal report è pari a 15,8 punti percentuali: un divario che evidenzia quanto l’aumento delle retribuzioni sia rimasto distante dalla crescita dei prezzi.
Il confronto con le altre province venete conferma le difficoltà del territorio. Padova registra una perdita di potere d’acquisto del 5,4%, Venezia dell’8,2%, Treviso del 10,3% e Vicenza dell’11,6%. Verona mostra quindi il peggior risultato tra le province venete citate nell’analisi, con una contrazione più pronunciata rispetto a quella rilevata negli altri territori regionali.
Nel quadro nazionale, la perdita più consistente tra le province considerate riguarda Bolzano, dove il saldo negativo arriva al 22,8%. Verona si colloca subito dopo, confermando una delle situazioni più sfavorevoli per il rapporto tra salari e costo della vita.
Il recupero più recente non cancella il divario
I dati relativi all’ultimo anno mostrano segnali di recupero, favoriti da un’inflazione contenuta all’1,5%. Un rallentamento della crescita dei prezzi può infatti contribuire a ridurre la pressione sulle retribuzioni e a sostenere la capacità di spesa.
Il miglioramento recente, tuttavia, non è sufficiente a compensare il divario accumulato nell’arco di dieci anni. Per Verona, il dato centrale del Geography Index 2026 resta la distanza tra l’incremento dei salari e quello del costo della vita: salire nella classifica delle retribuzioni non significa necessariamente poter acquistare di più.
La fotografia del mercato del lavoro veronese presenta dunque due indicatori differenti. Da un lato, la provincia migliora la propria posizione nella graduatoria degli stipendi medi; dall’altro, la crescita salariale registrata nel decennio non ha tenuto il passo dell’inflazione. È questa seconda dinamica a spiegare perché, nonostante le retribuzioni nominali, il potere d’acquisto dei lavoratori veronesi risulti tra i più penalizzati nel confronto nazionale.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.