Verona cresce, ma invecchia: più case vuote e meno nascite, il lavoro tiene ma servono politiche nuove

Lo studio della Cisl: popolazione in aumento ma con sempre più anziani, nascite in calo, case sfitte e sfide occupazionali. Veghini: «Verona è forte, ma non invulnerabile»

Verona è una provincia in crescita, ma con segnali di fragilità che non vanno sottovalutati. È quanto emerge dall’ultimo studio del Centro Studi della Cisl di Verona, che ha analizzato cinque grandi macroaree: demografia, immigrazione, abitare, lavoro e turismo.

A fare da filo conduttore è un cambiamento strutturale in atto da anni, con una popolazione più anziana, un mercato del lavoro solido ma non esente da criticità, e un patrimonio immobiliare cresciuto, ma in parte inutilizzato. In questo scenario, la Cisl lancia un messaggio chiaro: servono politiche integrate e territoriali per affrontare le sfide del futuro.


👥 Demografia: Verona più grande, ma anche più anziana

Dal 1982 a oggi, la provincia di Verona è cresciuta di oltre 150mila abitanti, raggiungendo i 927.000 residenti nel 2025. Ma questo dato nasconde un cambiamento importante:

  • Gli over 65 sono passati dal 13% al 23%

  • Entro il 2043 saranno quasi un terzo della popolazione

  • Le nascite calano, così come la popolazione in età lavorativa

  • Aumentano le famiglie monocomposte

  • Nelle zone turistiche come il Lago di Garda, è alta la presenza di anziani soli

Secondo la Cisl, la sostenibilità del sistema sociale e previdenziale è a rischio se non si invertirà la tendenza con politiche attive per giovani e famiglie.


🌍 Immigrazione: oltre il 12% della popolazione è straniera

Gli stranieri rappresentano il 12% dei residenti, con una presenza giovane e radicata nei comuni più grandi. Le principali nazionalità:

  • Romania

  • Marocco

  • Sri Lanka

  • Albania

In molti settori – come agricoltura, logistica, edilizia – il loro apporto è diventato fondamentale per sostenere il sistema produttivo locale.


🏠 Casa: +100% di abitazioni, ma 2 su 10 sono vuote o sfitte

Dal 1971 al 2021, il numero di abitazioni è più che raddoppiato, ma cresce anche il fenomeno delle case non occupate:

  • 20,3% degli immobili è vuoto, tra affitti turistici, seconde case e unità disabitate

  • Edilizia datata: molte abitazioni sono ancora in classe energetica F o G

  • Oltre 133.000 abitazioni sono occupate da una sola persona

Secondo la Cisl, la casa è diventata il primo fattore di disuguaglianza: servono più alloggi accessibili e riqualificazione del patrimonio esistente, soprattutto per chi lavora nei settori stagionali o a basso reddito.


💼 Lavoro: disoccupazione ai minimi, ma inattività alta

Il mercato del lavoro veronese è solido, ma mostra squilibri:

✅ Dati positivi:

  • Disoccupazione al 2,6%, sotto la media regionale (3%) e nazionale (6%)

  • Occupati: 435.000 tra dipendenti e autonomi

  • Tasso di occupazione: 70,7%

    • 52% nei servizi

    • 22% nell’industria

    • 13% nel commercio

    • 8% in edilizia

    • 5% in agricoltura

⚠️ Fragilità da affrontare:

  • Occupazione femminile: solo al 62%

  • Inattività: circa 30% (studenti, pensionati, casalinghe, persone scoraggiate)

  • Aumentano solo gli occupati over 50, soprattutto uomini


🗣️ Cisl: “Verona non è invincibile”

Secondo Massimo Veghini, segretario della Cisl di Verona:

«Verona è forte, ma non invulnerabile. La crescita economica da sola non basta più. Dobbiamo creare buon lavoro, non solo occupazione. La casa è il nuovo fattore di disuguaglianza e il calo delle nascite è una bomba a orologeria.»

Serve un piano territoriale integrato per:

  • Formare competenze digitali e professionali, anche per le PMI

  • Sostenere l’occupazione femminile e giovanile

  • Garantire accesso alla casa e al welfare

  • Valorizzare la presenza straniera come risorsa

«Chiediamo un patto territoriale tra istituzioni, imprese e parti sociali per uno sviluppo equo, sostenibile e inclusivo», conclude Veghini.

Redazione

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