Il wwoofing nelle campagne veronesi tra agricoltura biologica e volontariato
Nelle campagne della provincia di Verona, dalla Lessinia alle colline di Tregnago e alla Val d’Illasi, numerose aziende agricole biologiche partecipano da anni al Wwoof (World Wide Opportunities on Organic Farms), una rete internazionale che permette a persone di ogni età e provenienza di vivere un’esperienza nelle piccole realtà rurali. Il progetto mette in contatto agricoltori e viaggiatori disponibili a collaborare gratuitamente alle attività quotidiane in cambio di vitto e alloggio, favorendo la conoscenza delle pratiche agricole sostenibili e lo scambio culturale. Un modello di ospitalità che continua a coinvolgere centinaia di aziende italiane e volontari provenienti da diversi continenti.
Il sistema si basa su una comunità di agricoltori ospitanti, chiamati host, che in Italia conta, secondo i dati riportati, tra 600 e mille realtà attive. Le attività proposte comprendono la coltivazione degli ortaggi, la raccolta della frutta, la vendemmia, la gestione degli animali e la manutenzione degli spazi agricoli.
Chi aderisce al programma, comunemente identificato come wwoofer, partecipa alla vita dell’azienda e ne condivide ritmi, impegni e abitudini. L’esperienza permette di avvicinarsi concretamente alla produzione biologica e di conoscere le difficoltà e le opportunità legate alla gestione delle piccole imprese rurali.
In Val d’Illasi oltre 200 volontari accolti dal 2012
Tra le esperienze più longeve del territorio figura quella dell’azienda agricola biologica della famiglia Zambaldo, in Val d’Illasi, dove il programma è attivo dall’agosto 2012.
L’iniziativa è nata dopo un’intervista realizzata da Vittorio Zambaldo, giornalista de L’Arena oggi in pensione, a un agricoltore che già aderiva alla rete internazionale.
Da allora la famiglia ha accolto 222 volontari, con una presenza continuativa nel corso degli anni. Circa l’80% delle persone ospitate è costituito da donne, una partecipazione che Anna Graziano, moglie di Zambaldo, descrive sottolineando determinazione e capacità di adattamento: «Altroché sesso debole. Se mancano i muscoli, sopperiscono intelligenza e tenacia».
I partecipanti hanno generalmente un’età compresa tra 18 e 30 anni e arrivano da numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Cina e Giappone. Nel registro delle presenze figurano persone provenienti da tutti i continenti, con l’eccezione dell’Africa, una circostanza che potrebbe essere collegata anche ai costi degli spostamenti internazionali.
La comunicazione tra persone di nazionalità differenti non ha rappresentato un problema significativo. «La lingua non è mai stata un ostacolo e le tecnologie sono di supporto», spiegano gli ospitanti.
A settembre, tra le persone impegnate nella vendemmia e nella cura dell’orto, figuravano Rebecca Rammelt, proveniente da Berlino, e Alina Xiao Rou, arrivata da Taiwan.
L’esperienza non si limita alle settimane trascorse in azienda. Alcuni volontari hanno mantenuto rapporti con la famiglia, tornando successivamente insieme ai partner e ai figli. In un’occasione, il legame è diventato così stretto da portare a un invito a nozze all’estero.
«Una coppia ci ha invitato al loro matrimonio in Inghilterra. E siamo andati», racconta Graziano.
A Erbezzo il volontariato sostiene allevamento e attività in alpeggio
Un’altra realtà coinvolta nel progetto è Quelle del Baito di Erbezzo, azienda della Lessinia guidata da Barbara Crea, che ospita volontari internazionali da circa dieci anni.
La gestione delle richieste prevede alcuni requisiti per garantire una collaborazione adeguata alle esigenze dell’allevamento. Prima dell’accoglienza vengono effettuati colloqui per valutare motivazioni, disponibilità e capacità di inserirsi nella quotidianità aziendale.
«Accolgo solo wwoofer che hanno una minima conoscenza dell’italiano e chiedo una permanenza di almeno tre settimane», precisa Crea.
Le persone ospitate affiancano l’allevatrice nelle numerose attività necessarie alla gestione di capre e pecore. Tra i compiti figurano la pulizia delle stalle, la mungitura, la lavorazione del latte, la manutenzione dei recinti e la cura degli orti, oltre alla partecipazione alle attività stagionali in alpeggio.
La disponibilità dei volontari rappresenta un supporto concreto per un lavoro caratterizzato da impegni quotidiani e da una presenza costante accanto agli animali.
L’età non costituisce necessariamente un limite alla partecipazione. Tra le persone accolte da Crea figura anche una donna di 76 anni originaria dell’isola di Vulcano, che aveva conosciuto il programma durante il cammino di Compostela.
«Rimasta vedova, percorrendo il cammino di Compostela ha saputo di questa esperienza ed è arrivata qui. Vive con lo zaino in spalla», racconta l’allevatrice.
Allo stesso tempo, il progetto è accessibile anche ai più giovani, purché dispongano dell’autorizzazione dei genitori quando richiesta.
A Tregnago un laboratorio di sostenibilità e produzioni locali
Sulle colline di Tregnago, Giulia Signorini e Angelo Cardinetti hanno sviluppato un’attività agricola che unisce coltivazioni, trasformazione dei prodotti e attenzione all’ambiente.
La loro realtà, Ferraretta Bianca, partecipa alla rete Wwoof dal 2018, quando Signorini ha deciso di aprire le porte dell’azienda ai volontari interessati a conoscere un modello produttivo orientato alla sostenibilità.
La coppia vive in un’abitazione ristrutturata secondo i principi della bioedilizia e si dedica alla coltivazione di ortaggi ed erbe officinali, tra cui la lavanda. Le attività comprendono anche un laboratorio destinato alla trasformazione di piccole produzioni locali.
Questa organizzazione permette agli ospiti di osservare diverse fasi del lavoro, dalla gestione delle colture alla preparazione dei prodotti.
«La nostra è un’azienda multifunzionale», spiega Signorini, «quindi da noi una persona può capire se quella della sostenibilità è la strada che vuole intraprendere».
La composizione dei volontari è cambiata soprattutto nel periodo successivo alla pandemia. Alla Ferraretta Bianca arrivano prevalentemente italiani tra i 30 e i 40 anni, interessati a sperimentare un rapporto più diretto con la natura e con le attività manuali.
Per Signorini si tratta di un «Segno del desiderio di tornare alla terra e stare all’aria aperta».
Dalla vendemmia agli orti, il valore dello scambio nelle piccole aziende
Le esperienze raccolte nelle aziende veronesi mostrano come il wwoofing coinvolga attività agricole differenti, adattandosi alle caratteristiche produttive e alle necessità stagionali di ciascuna struttura.
Nelle aree collinari i volontari possono partecipare alla raccolta delle olive e alla vendemmia, mentre nelle zone montane il lavoro riguarda soprattutto l’allevamento, la gestione dei pascoli e la cura degli animali.
L’impegno richiesto comporta spesso uno sforzo fisico significativo e una disponibilità ad adeguarsi agli orari delle aziende. In cambio, gli ospiti ricevono vitto, alloggio e l’opportunità di apprendere direttamente tecniche e pratiche della piccola agricoltura biologica.
La dimensione internazionale del programma favorisce inoltre la circolazione di esperienze e conoscenze tra persone con percorsi professionali, culturali e personali differenti.
Per gli agricoltori l’accoglienza richiede organizzazione, tempo e capacità di condividere gli spazi domestici e lavorativi. Per i partecipanti rappresenta un’occasione di formazione pratica e di conoscenza della vita rurale.
Nell’azienda della famiglia Zambaldo la presenza dei volontari ha raggiunto, in alcuni periodi, una continuità particolarmente intensa.
«C’è stato un anno in cui non abbiamo trascorso un giorno senza wwoofer per casa. Un’esperienza», racconta Anna Graziano, «che apre la mente e fa restare giovani».
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