Oratori del 2025: spazi reali per crescere tra relazioni, fede e comunità

A Borgo Santa Croce e Bardolino gli oratori salesiani accolgono centinaia di giovani ogni giorno, offrendo esperienze autentiche in un mondo sempre più virtuale

In un’epoca dominata da “non-luoghi” virtuali e spazi urbani impersonali, gli oratori tornano a essere luoghi vivi e radicati, dove i giovani possono ritrovare autenticità, relazioni vere e senso di comunità. Lo dimostrano le realtà salesiane di Borgo Santa Croce, a Verona, e Bardolino, due centri pulsanti che oggi coinvolgono centinaia di ragazzi, famiglie e volontari, ispirandosi a una tradizione educativa secolare ma perfettamente attuale.

Il cortile sempre aperto dei salesiani di Borgo Santa Croce
Nell’est veronese, l’Opera salesiana Santa Croce, fondata nel 1976, si prepara a celebrare il suo 50° anniversario. Qui l’oratorio si sviluppa intorno al Cortile, uno spazio aperto tutto l’anno, gratuitamente, che ogni pomeriggio accoglie circa 50 bambini e ragazzi. L’ambiente è animato da tornei, giochi, attività teatrali, percorsi di fede e iniziative solidali, come l’impegno nell’Emporio della solidarietà.

«L’oratorio è una casa per famiglie», spiega don Stefano Mazzer, parroco e direttore dell’Opera. “Non solo per giovani, ma anche per adulti, genitori, volontari”, in un clima che valorizza le relazioni tra generazioni, elemento chiave del modello educativo salesiano. Con oltre 200 ragazzini delle medie, 220 adolescenti, una trentina di universitari e più di 50 adulti volontari, l’oratorio si conferma un presidio sociale e culturale nel quartiere.

Accoglienza senza confini, nel rispetto dell’identità cristiana
La proposta, pur chiaramente cristiana-cattolica, è inclusiva e aperta: «Accogliamo famiglie di ogni provenienza, anche non cristiane, e la convivenza è sempre stata positiva», sottolinea don Mazzer. Al centro c’è l’idea di comunità, dove chi è più grande si prende cura dei più piccoli, in un percorso educativo che arricchisce tutti.

Bardolino: l’oratorio a conduzione familiare che unisce fede e missione
A Bardolino, l’oratorio salesiano si distingue per una gestione completamente laica e familiare. Nei locali dell’Istituto Tusini, la famiglia Bortoletto-Micheletti, insieme ai loro figli, vive e lavora nel cuore dell’opera salesiana. Una scelta di vita che affonda le radici nell’esperienza missionaria in America Latina e nella volontà di portare avanti una missione educativa “a chilometri zero”.

Qui gravitano oltre 400 persone di ogni età, supportate anche da altri nuclei familiari come quelli di Michele Gandini ed Erika Mazzola, e Sebastiano Vecchia e Marta Cussotto. La loro è una testimonianza concreta di come la fede e l’educazione possano intrecciarsi in un servizio quotidiano, nonostante le sfide di una società sempre più tecnologica e secolarizzata.

“Luogo dove non occorre fingere”
Chi frequenta questi oratori spesso li descrive come spazi in cui è possibile essere se stessi. Lo dimostra ciò che raccontano alcuni adolescenti al termine dei campi estivi: «Per la prima volta non ho sentito il bisogno di fingere di essere qualcun altro». Una frase che sintetizza l’essenza del lavoro educativo salesiano oggi: creare contesti reali, umani, dove la relazione è al centro e l’identità può esprimersi senza maschere.

Un’eredità secolare, più viva che mai
Dall’intuizione di San Filippo Neri nel 1550 a quella di don Bosco nel XIX secolo, l’oratorio è sopravvissuto ai secoli proprio perché ha saputo evolversi restando fedele alla sua missione originaria: educare, accogliere, accompagnare. Oggi, nelle sue forme nuove e rinnovate, continua a offrire risposte concrete ai bisogni dei giovani, proponendosi come alternativa viva e vera ai “non-luoghi” della contemporaneità.

Redazione

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10 mesi fa

Alle Golosine altro che oratorio con le attività x ragazzi, non aprono nemmeno più il cortile dal Covid

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