Nel pomeriggio di martedì 30 settembre, i carabinieri della stazione di Pescantina sono intervenuti in via Pozze dopo la segnalazione di una lite in strada e hanno proceduto all’arresto di un 18enne di nazionalità bosniaca. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane si sarebbe avvicinato alla vittima a bordo di un’auto, andando volontariamente a collidere con il mezzo guidato da una 29enne.
Al termine dell’urto, il ragazzo sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe tentato di sottrarre alla donna una collana, senza però riuscirci. In un secondo momento le avrebbe quindi girato la mano sinistra e con la forza le avrebbe tolto un anello, sopraffacendo la resistenza della 29enne. Non soddisfatto, avrebbe estratto un paio di forbici che teneva con sé e, brandendole, avrebbe minacciato di morte il figlio minore della donna, obbligandola a contattare il marito e a intimargli di raggiungere il luogo per chiarire alcune questioni personali.
I militari dell’Arma, giunti rapidamente sul posto su impulso della centrale operativa, avrebbero bloccato il sospettato prima che la situazione degenerasse ulteriormente. Nelle tasche del giovane sono state trovate e sequestrate le forbici, mentre l’anello sottratto è stato recuperato all’interno del veicolo. Dopo l’identificazione e gli atti di rito, il 18enne è stato condotto in caserma e trattenuto nelle camere di sicurezza.
L’autorità giudiziaria è stata informata e, nella mattinata successiva, il giovane è stato condotto innanzi al giudice del Tribunale di Verona. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto, a carico del ragazzo, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Bologna, con rinvio dell’udienza al mese di gennaio per il prosieguo del procedimento.
La vicenda ha evidenziato come l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine abbia evitato conseguenze più gravi: il sequestro dello strumento offensivo e il recupero del monile sottratto sono stati elementi chiave per l’attività investigativa. Gli accertamenti dei carabinieri proseguiranno per chiarire le ragioni del gesto e verificare eventuali responsabilità aggiuntive.
Dal punto di vista procedurale, l’episodio si inquadra nei reati di rapina e minaccia aggravata, fattispecie che in presenza di aggravanti e strumenti pericolosi può comportare conseguenze penali rilevanti. La vittima, una donna di 29 anni, è stata assistita dai militari sul posto e le autorità competenti hanno avviato le procedure per la tutela dei minori coinvolti, considerata la minaccia diretta al figlio.
La decisione del giudice di imporre l’obbligo di dimora fuori dal territorio veronese mira a limitare la possibilità di contatti tra le parti in attesa del prosieguo dell’istruttoria. L’udienza fissata a gennaio rappresenterà un momento utile per approfondire la dinamica dei fatti e per acquisire eventuali ulteriori elementi probatori.
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