Monsignor Pompili: “Disarmiamo la comunicazione per costruire coesione”

Nel “Discorso alla città” per San Zeno, il Vescovo di Verona invita a riscoprire un linguaggio autentico, capace di ascolto, verità e dialogo

vescovo Domenico Pompili

Nel solenne contesto dei Primi Vespri per San Zeno, celebrati nella basilica dedicata al patrono di Verona, il Vescovo Domenico Pompili ha pronunciato un vibrante e profondo “Discorso alla città”, incentrato sul tema della comunicazione. Un intervento che ha intrecciato riferimenti biblici, riflessioni etiche e attualità, per lanciare un appello al rinnovamento del linguaggio pubblico e privato, nel segno del rispetto, dell’ascolto e della verità.

Il punto di partenza è una citazione della Prima Lettera di Pietro, che richiama le qualità essenziali di chi ha responsabilità verso gli altri: libertà, disinteresse ed esemplarità. Tre caratteristiche che, secondo Pompili, devono riflettersi anche nel modo in cui si comunica, specie in ambito politico e sociale.

I rischi di una comunicazione inautentica

Il Vescovo ha individuato due pericoli dominanti nella comunicazione contemporanea:

  1. L’ipocrisia, che si manifesta nella distorsione della realtà, come nel caso della retorica allarmistica sull’immigrazione o nella sottovalutazione di temi cruciali come la salute e la cultura.

  2. La polarizzazione, che degenera nel discredito dell’altro, alimentando sospetti e calunnie.

La comunicazione non è mai neutrale, ha ribadito Pompili: essa non solo trasmette contenuti, ma plasma la convivenza sociale. Una comunicazione falsa o ideologica genera disgregazione; una comunicazione autentica, invece, costruisce comunità.

Verso un’etica del discorso

Citazioni di Dietrich Bonhoeffer e riferimenti all’“etica del discorso” hanno arricchito l’intervento, sottolineando come la verità richieda saggezza e onestà intellettuale. Una comunicazione etica, secondo Pompili, deve:

  • Esplicitare il proprio punto di vista senza fingere neutralità;

  • Accogliere le differenze, senza ipocrisia;

  • Favorire un conflitto giusto, orientato al bene comune;

  • Accettare l’imprevedibilità del dialogo, fatto di pensieri, emozioni e parole che si incontrano.

Fondamentale è anche il riconoscimento del “non detto” e dell’indicibile, dimensioni che spesso sfuggono al linguaggio, ma che costituiscono parte essenziale dell’esperienza umana.

Dalla confusione al dialogo: il messaggio per Verona

Monsignor Pompili ha poi collegato il discorso alla realtà quotidiana, parlando della confusione comunicativa simile a una moderna “torre di Babele”. L’invito è a uscire da linguaggi faziosi, ideologici o privi d’amore, per costruire una cultura basata sul dialogo autentico, anche negli ambienti digitali.

“Disarmiamo la comunicazione”, ha detto il Vescovo, invocando un linguaggio libero da pregiudizi, odio e fanatismo. Serve una comunicazione sobria, “nitida e discreta”, capace di dare voce ai più deboli. Solo così sarà possibile “disarmare la Terra”, contribuendo alla costruzione della pace.

A concludere, un richiamo alla figura di San Zeno, il cui stile comunicativo – secondo i suoi scritti – era “chiaro e delicato”. Un modello che può aiutare Verona a riscoprire il valore del dialogo universale, su ogni tema e con ogni interlocutore.

Redazione

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