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Il grido d’allarme di Fadoi sui tanti medici che pensano di lasciare il servizio pubblico

Un'indagine rivela che il 46% dei medici italiani sta pensando alla pensione anticipata e il 38,7% valuta di lasciare il servizio pubblico. Cosa c'è dietro questa tendenza preoccupante?

Un’indagine recente condotta dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi) ha gettato luce su una situazione preoccupante all’interno del settore medico italiano. Il 46% dei medici intervistati sta seriamente considerando l’opzione della pensione anticipata, mentre il 38,7% dei medici che non sono ancora in età pensionabile sta pensando di lasciare il servizio pubblico. Questi dati, tratti dalla survey di Fadoi, sollevano interrogativi significativi sulla sostenibilità della professione medica in Italia.

La survey ha anche rivelato che solo il 9,8% dei medici crede che un aumento degli straordinari retribuiti possa risolvere il problema delle lunghe liste d’attesa, mentre il 41,2% ritiene che l’assunzione di personale aggiuntivo sia la soluzione migliore. Questo suggerisce che la questione delle liste d’attesa non è semplicemente una questione di carichi di lavoro eccessivi per i medici esistenti, ma piuttosto una questione strutturale che richiede una revisione più ampia.

Nonostante le sfide evidenti nel settore sanitario pubblico italiano, circa il 70% degli ospedalieri considera ancora il Sistema Sanitario Nazionale come un pilastro fondamentale per il diritto alla salute, ponendo l’accento sul benessere dei pazienti anziché su considerazioni economiche. Tuttavia, la situazione rimane complessa, poiché la metà dei medici intervistati sta pensando di ritirarsi in anticipo, principalmente per evitare tagli alle pensioni, ma anche a causa dei pesanti carichi di lavoro.

Ciò che preoccupa in particolare la Fadoi è il fatto che oltre un terzo dei medici intervistati afferma che non sceglierebbe più di intraprendere una carriera medica se potesse tornare indietro nel tempo, e più del 12% sta addirittura pensando di cambiare mestiere. Questo dato è significativo e solleva dubbi sul futuro della professione medica in Italia.

Inoltre, la proposta di aumentare gli stipendi per gli straordinari, come previsto dalla manovra, sembra non essere la panacea per il problema delle liste d’attesa. Solo uno su dieci dei medici ritiene che questa misura sia sufficiente a risolvere il problema. La survey ha coinvolto medici con diversi anni di esperienza, con oltre il 30% che lavora da più di 10 anni nel Sistema Sanitario Nazionale.

Secondo i dati raccolti, il 46,15% dei medici sta pensando di ritirarsi in anticipo, principalmente per timore di subire tagli alle pensioni, mentre il 30,95% attribuisce la sua decisione agli eccessivi carichi di lavoro. Solo il 2,38% menziona la bassa retribuzione come motivo principale, mentre il 9,53% pensa di chiudere la carriera all’estero.

Anche tra coloro che non sono in età pensionabile, il 38,71% sta valutando di lasciare il servizio pubblico. Il 21,82% di loro vorrebbe lavorare nel settore privato, il 4,55% all’estero, e un preoccupante 12,33% sta pensando di cambiare completamente settore. Questo scoramento si riflette nel 36,43% dei medici che, date le circostanze attuali, non sceglierebbe più di intraprendere la professione medica.

Il presidente di Fadoi, Francesco Dentali, ha sottolineato che per trattenere i medici nel servizio pubblico non sono necessariamente salari più alti, ma piuttosto un miglioramento delle condizioni di lavoro e delle opportunità di carriera, insieme alla garanzia del rispetto dei diritti pensionistici acquisiti. Questi risultati pongono l’accento sulla necessità di riforme significative nel settore sanitario italiano per garantire il futuro della professione medica nel paese.

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