Il processo per la strage di Castel d’Azzano si prepara a entrare nella fase delle testimonianze. Dopo la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Verona, celebrata lunedì 26 ottobre, il procedimento a carico dei fratelli Ramponi proseguirà il prossimo 18 novembre, quando è previsto l’ascolto dei primi testimoni chiamati a ricostruire i fatti.
Al centro del dibattimento c’è l’esplosione avvenuta il 14 ottobre 2025 all’interno di un casolare di Castel d’Azzano, nel Veronese, durante un intervento delle forze dell’ordine. La deflagrazione provocò la morte di tre carabinieri e il ferimento di altre 25 persone tra militari e vigili del fuoco, segnando profondamente la comunità e gli stessi reparti impegnati nell’operazione.
Sul banco degli imputati si trovano Franco Ramponi, Dino Ramponi e Maria Luisa Ramponi, rispettivamente di 66, 64 e 60 anni. Nei loro confronti sono contestate, tra le altre, le accuse di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale. Sarà il dibattimento a esaminare gli elementi raccolti durante le indagini e le responsabilità contestate dalla procura.
I primi testimoni attesi in aula il 18 novembre
La prossima udienza rappresenterà un passaggio importante per la ricostruzione giudiziaria dell’accaduto. Tra le persone chiamate a deporre figura Vincenzo Spataro, comandante della compagnia dei carabinieri di Villafranca, il cui nome è legato anche a un procedimento disciplinare avviato dalla Procura generale di Venezia.
L’accertamento disciplinare è finalizzato a verificare eventuali criticità nella pianificazione dell’intervento effettuato nell’abitazione dei Ramponi. La sua audizione in aula consentirà di affrontare gli aspetti relativi all’organizzazione dell’operazione, nell’ambito delle questioni che saranno esaminate dal tribunale.
Tra i testimoni indicati figurano inoltre il tenente colonnello Antonio Sframeli e il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona. Anche nei loro confronti risulta avviato un procedimento disciplinare.
Le testimonianze potranno contribuire a chiarire le modalità con cui venne organizzato l’intervento e il contesto nel quale si verificò l’esplosione, fermo restando che gli eventuali profili di responsabilità dovranno essere valutati nelle rispettive sedi e sulla base degli elementi acquisiti.
La Corte d’Assise ha ammesso i testimoni indicati congiuntamente dalle parti e i consulenti proposti nell’ambito del processo. Tra questi ultimi compare anche la criminologa Roberta Bruzzone, incaricata dalla difesa di Dino Ramponi.
Il calendario prevede già un ulteriore appuntamento per il 13 gennaio 2027, data nella quale il procedimento proseguirà con una nuova udienza.
Respinta la richiesta di perizia psichiatrica
Durante la prima udienza, uno dei passaggi più rilevanti ha riguardato la richiesta delle difese di sottoporre Franco e Dino Ramponi a una perizia psichiatrica.
La Corte ha deciso di respingere l’istanza, confermando un orientamento già espresso in precedenza dal giudice dell’udienza preliminare Beatrice Marini, che aveva rigettato la medesima richiesta.
La decisione è arrivata dopo circa un’ora e mezza di camera di consiglio. La richiesta di accertamento psichiatrico per i due imputati non è stata quindi accolta, mentre il processo proseguirà secondo il calendario stabilito.
La questione si inserisce nel quadro delle iniziative difensive e delle valutazioni che saranno affrontate nel corso del dibattimento. Il rigetto della richiesta non sostituisce l’esame delle prove relative ai fatti contestati, che resta al centro del procedimento davanti alla Corte d’Assise.
L’esplosione del 14 ottobre 2025 e le tre vittime
La vicenda giudiziaria riguarda una delle tragedie più gravi avvenute nel Veronese negli ultimi anni. Il 14 ottobre 2025, durante un intervento delle forze dell’ordine nel casolare riconducibile alla famiglia Ramponi, una violenta esplosione investì i militari e gli altri soccorritori presenti.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’edificio sarebbe stato saturato di gas e predisposto con bombole e bottiglie molotov. La deflagrazione si verificò mentre le forze dell’ordine stavano eseguendo una perquisizione e un’operazione di sfratto all’interno dell’immobile.
A perdere la vita furono tre carabinieri: Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra Operativa di Supporto del 4° Battaglione Carabinieri Veneto; Valerio Daprà, 56 anni, operatore dell’Aliquota di Primo Intervento; e Davide Bernardello, 36 anni.
Oltre alle vittime, l’esplosione provocò il ferimento di altre 25 persone tra carabinieri e vigili del fuoco. L’intervento, inizialmente legato alle attività da svolgere nell’edificio, si trasformò così in un’emergenza di vaste proporzioni.
Il dibattimento per accertare le responsabilità
Con l’ammissione dei testimoni e dei consulenti, il processo entra ora in una fase destinata a esaminare gli elementi raccolti durante le indagini e le diverse ricostruzioni proposte dalle parti.
Le deposizioni previste a novembre, comprese quelle degli ufficiali dei carabinieri coinvolti nei procedimenti disciplinari, saranno uno dei primi passaggi del confronto in aula. Il loro contenuto dovrà essere valutato insieme agli altri elementi probatori, senza anticipare conclusioni sulle responsabilità contestate agli imputati.
La prossima udienza è fissata per il 18 novembre, mentre il calendario prevede un secondo appuntamento il 13 gennaio 2027. Il procedimento dovrà fare luce sulle circostanze dell’esplosione, sull’organizzazione dell’intervento e sulle condotte oggetto delle accuse, nel rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.