Verona diventa un punto di riferimento internazionale per il dibattito sul futuro della scuola e dell’educazione. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, la città ospiterà la quinta Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, appuntamento dedicato alle pedagogie attive, alla cooperazione educativa e alla formazione di cittadini consapevoli.
Sono attesi oltre 400 partecipanti provenienti da 20 Paesi, tra pedagogisti, insegnanti, operatori sociali, professionisti della formazione e facilitatori.
La manifestazione, che coinvolgerà circa 90 organizzazioni, si svolgerà principalmente al Palazzo della Gran Guardia e al Liceo Montanari, con un programma di incontri, laboratori e dibattiti.
La novità riguarda anche la sede: per la prima volta la Biennale si terrà in Italia, dopo le precedenti edizioni organizzate nell’area francofona.
Il tema scelto per il 2026 è “Ri-umanizzare l’educazione”, una riflessione sul ruolo della scuola in una società attraversata da trasformazioni tecnologiche, disuguaglianze e cambiamenti culturali.
Scuola e democrazia: il significato della Biennale
Al centro dell’iniziativa c’è una concezione dell’educazione che va oltre la trasmissione delle conoscenze.
La scuola viene considerata uno spazio nel quale imparare a partecipare alla vita collettiva, confrontarsi con opinioni differenti e assumersi responsabilità.
Il percorso educativo diventa quindi anche un’esperienza di cittadinanza, nella quale bambini e ragazzi possono sviluppare autonomia, capacità critica e collaborazione.
La Biennale intende approfondire il rapporto tra apprendimento e democrazia, mettendo a confronto esperienze maturate in contesti nazionali differenti.
Particolare attenzione sarà riservata al ruolo delle comunità educanti, intese come reti di collaborazione tra scuole, famiglie, associazioni e istituzioni.
L’obiettivo è rafforzare il legame tra istruzione e territorio, riconoscendo che la formazione delle nuove generazioni coinvolge una pluralità di soggetti.
La manifestazione offrirà così uno spazio per condividere pratiche già sperimentate e discutere nuove risposte ai bisogni educativi contemporanei.
Intelligenza artificiale e digitalizzazione: perché ri-umanizzare l’educazione
Il tema della quinta edizione nasce dalle trasformazioni che stanno interessando il sistema scolastico e la società.
La crescente diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale impone nuove domande sul ruolo delle relazioni umane nell’apprendimento.
A queste sfide si aggiungono le disuguaglianze sociali, la multiculturalità e la necessità di garantire opportunità formative accessibili a tutte le persone.
La Biennale propone di affrontare tali cambiamenti attraverso un’educazione che valorizzi la partecipazione attiva degli studenti.
Non si tratta di rifiutare gli strumenti tecnologici, ma di evitare che l’apprendimento diventi un processo esclusivamente passivo o individuale.
Le pedagogie attive attribuiscono un ruolo centrale all’esperienza, alla cooperazione e al coinvolgimento diretto di chi apprende.
Questo orientamento si collega alla tradizione dell’Éducation Nouvelle, sviluppatasi nel corso del Novecento attraverso modelli che hanno cercato di superare la separazione tra teoria e pratica.
L’approccio valorizza anche il rapporto tra dimensione emotiva, esperienza corporea e acquisizione delle conoscenze.
Verona ospita una rete educativa presente in 35 Paesi
La Biennale è promossa nell’ambito di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, rete transnazionale nata in Francia e oggi presente in 35 Paesi.
Il movimento riunisce organizzazioni impegnate nella diffusione delle pedagogie attive e nella promozione di un’educazione democratica.
Tra i principi sostenuti figurano la difesa della scuola pubblica, la libertà di insegnamento, la cooperazione educativa, l’antirazzismo e la tutela dei diritti umani e dell’ambiente.
L’edizione veronese è organizzata da FIT CEMEA, Federazione Italiana dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva, dal Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) e dal Polo Europeo della Conoscenza dell’Istituto Comprensivo di Bosco Chiesanuova, in collaborazione con il Comune di Verona.
FIT CEMEA opera in Italia dal 1950, mentre il Movimento di Cooperazione Educativa è nato nel 1951.
Il Polo Europeo della Conoscenza rappresenta una rete di oltre 4.000 scuole e istituzioni educative, attiva da più di trent’anni nella promozione della dimensione europea dell’istruzione.
Tra i rappresentanti delle organizzazioni coinvolte figurano Claudio Tosi, Domenico Canciani e Stefano Cobello, presidente del Polo Europeo della Conoscenza.
Damiano Tommasi: “Un’opportunità per il sistema educativo”
Il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha espresso soddisfazione per l’arrivo della manifestazione internazionale.
Secondo il primo cittadino, ospitare la Biennale rappresenta un’occasione per valorizzare le competenze del sistema educativo locale e favorire il confronto con esperienze provenienti da altri Paesi.
Tommasi ha sottolineato l’importanza di interrogarsi sul ruolo della scuola, delle associazioni educative e degli adulti nei confronti delle nuove generazioni.
Il cambiamento delle famiglie e dei bisogni educativi richiede infatti un aggiornamento delle risposte offerte dalle istituzioni e dalla comunità.
Il sindaco ha evidenziato come lo scambio di pratiche possa aiutare insegnanti ed educatori a comprendere meglio le trasformazioni sociali.
Anche Elisa La Paglia, assessora alle Politiche educative e scolastiche, ha richiamato il valore della collaborazione tra le realtà coinvolte.
L’assessora ha ricordato che la manifestazione consentirà di confrontarsi con circa 90 organizzazioni e di partecipare a un centinaio di attività tra laboratori e testimonianze.
Il 29 ottobre incontro pubblico gratuito alla Gran Guardia
La Biennale si aprirà giovedì 29 ottobre con un appuntamento rivolto alla cittadinanza, dedicato al rapporto tra educazione e democrazia.
L’incontro si svolgerà dalle 17 alle 19 al Palazzo della Gran Guardia di Verona.
La partecipazione sarà gratuita, previa iscrizione.
La serata offrirà una ricostruzione delle origini e degli obiettivi delle pedagogie attive, attraverso il riferimento ad alcune figure e correnti che hanno contribuito a trasformare il pensiero educativo.
Saranno approfondite le esperienze delle scuole nuove del primo Novecento, la pedagogia di Célestin Freinet, il pensiero di John Dewey e l’impegno di Janusz Korczak per i diritti dell’infanzia.
Il confronto permetterà di collegare queste esperienze storiche alle questioni che interessano oggi il mondo dell’istruzione.
Un documentario sui bambini che imparano la democrazia
Durante l’incontro inaugurale sarà presentato in anteprima un documentario di Benoît Labourdette, regista, artista multidisciplinare, pedagogo e consulente in innovazione culturale.
Il film racconta un’esperienza educativa nella quale i bambini partecipano direttamente alla definizione delle regole della vita collettiva.
Attraverso discussioni, votazioni e confronto, i protagonisti affrontano i conflitti e contribuiscono all’organizzazione del gruppo.
L’esperienza invita a riflettere sulla possibilità di passare da una disciplina imposta dall’esterno a una responsabilità condivisa e interiorizzata.
Imparare a esprimere le proprie idee e ad ascoltare quelle degli altri fin dall’infanzia diventa così un esercizio concreto di partecipazione democratica.
Il documentario offrirà inoltre spunti applicabili non soltanto alla scuola, ma anche alle famiglie e alle associazioni.
Sessanta atelier e quaranta testimonianze educative
Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre, il programma proseguirà tra la Gran Guardia e il Liceo Montanari.
Il cuore delle attività sarà costituito da 60 atelier e 40 testimonianze, dedicati alla condivisione di esperienze e pratiche educative.
Gli atelier permetteranno ai partecipanti di confrontarsi attraverso attività laboratoriali, mentre le testimonianze presenteranno progetti sviluppati in diversi contesti territoriali.
Jean-Luc Cazaillon, portavoce della rete Convergence(s), ha spiegato che la Biennale nasce dalla volontà di condividere azioni concrete realizzate dai movimenti dell’Éducation Nouvelle.
L’intenzione è valorizzare le risposte educative elaborate in situazioni differenti, mostrando come i principi delle pedagogie attive possano tradursi in esperienze quotidiane.
Una selezione delle testimonianze sarà accessibile anche al pubblico, previa iscrizione, venerdì 30 e sabato 31 ottobre dalle 15 alle 18:45.
Ventidue dibattiti su scuola, inclusione e nuove sfide educative
Accanto ai laboratori, la manifestazione proporrà 22 dibattiti dedicati alle principali questioni che coinvolgono scuola, famiglie e società.
Tra gli argomenti previsti figurano la formazione degli insegnanti di sostegno, il ruolo dei genitori nella vita scolastica e la collaborazione tra istituzioni e comunità educante.
Saranno affrontate anche esperienze di didattica nella natura, il valore educativo del cibo e le metodologie innovative per l’insegnamento della matematica e delle discipline STEM.
Altri confronti riguarderanno il plurilinguismo come strumento di inclusione e la prevenzione della violenza di genere.
Il programma consentirà quindi di affrontare l’educazione da prospettive differenti, collegando la ricerca pedagogica alle esigenze concrete di chi opera nelle scuole e nei servizi educativi.
Biennale Convergence(s) Verona 2026: date, sedi e iscrizioni
La quinta Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle si terrà a Verona dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.
Le attività saranno ospitate al Palazzo della Gran Guardia e al Liceo Montanari.
L’apertura pubblica è prevista giovedì 29 ottobre, dalle 17 alle 19, mentre nei tre giorni successivi si svolgeranno atelier, testimonianze e dibattiti.
Per consultare il calendario completo e iscriversi alle iniziative è disponibile il sito ufficiale:
https://biennale2026-convergence.europole.org/partecipare/
L’evento porterà a Verona oltre 400 professionisti dell’educazione da 20 Paesi, offrendo un’occasione di confronto internazionale sul rapporto tra scuola, diritti, innovazione e partecipazione democratica.
Il filo conduttore sarà la necessità di costruire percorsi educativi capaci di valorizzare le persone, le relazioni e il pensiero critico, in una società nella quale le trasformazioni tecnologiche e culturali richiedono nuove competenze e nuove forme di collaborazione.
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