L’emergenza legata alla carenza di medici di medicina generale in Italia si fa sempre più grave, con oltre 5.500 posti vacanti su tutto il territorio nazionale. In Veneto, la situazione è particolarmente critica, con un deficit di 785 medici, il secondo dato peggiore dopo la Lombardia. L’allarme arriva dalla Fondazione Gimbe, che ha analizzato il fenomeno evidenziando criticità strutturali e problemi legati alla programmazione sanitaria.
Sovraccarico di pazienti e scarsa attrattività della professione
Uno dei nodi principali è il numero massimo di assistiti per medico, fissato a 1.500 pazienti ma spesso superato. In Veneto, oltre il 68% dei medici di base segue più pazienti del limite consentito, riducendo così il tempo dedicato alle visite e la qualità dell’assistenza. Questo sovraccarico incide anche sulla distribuzione territoriale dei medici, limitando la libertà di scelta dei cittadini.
La mancanza di nuovi medici aggrava il problema: nei corsi di formazione in medicina generale i posti disponibili restano spesso vacanti. In Veneto, ad esempio, il 41% delle borse di studio non viene assegnato, segno di una crescente disaffezione verso la professione, anche a causa di condizioni di lavoro sempre più difficili.
Le critiche alla gestione sanitaria regionale
La situazione veneta è stata duramente criticata dal Partito Democratico, che accusa la giunta guidata da Luca Zaia di aver favorito la privatizzazione della sanità e il depotenziamento della medicina territoriale. Le consigliere regionali Vanessa Camani e Anna Maria Bigon sottolineano come il sistema sanitario regionale regga solo grazie allo sforzo straordinario dei professionisti, costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili.
Tra le soluzioni proposte per arginare la crisi, si evidenziano:
- Maggiori incentivi economici per la formazione dei medici di famiglia
- Rafforzamento del personale amministrativo per ridurre il carico burocratico
- Trasformazione della scuola di medicina generale in specialità universitaria, per renderla più attrattiva
- Potenziamento della sanità territoriale, per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso
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